venerdì, aprile 14, 2006

SCALE MOBILI IN CASTELLO, DEGNO VOTO DEL CONSIGLIO COMUNALE

Ieri (13/4/06) il Consiglio comunale di Cagliari, prima di chiudere la sua consiliatura 2001-2006, non certo esaltante per la tutela e la promozione dei beni ambientali e culturali, ha approvato in via definitiva il progetto dei "lavori di realizzazione di un sistema coordinato di parcheggi di scambio e di trasporto meccanizzato nel centro storico".

21 voti a favore (maggioranza di centro-destra), astensione dei consiglieri presenti dei D.S., solo un voto contrario, di Giampiero Comandini (S.D.I.).

Assenti i consiglieri che si sono, più volte, dichiarati contrari: Gianni Loy (gruppo misto, indipendente) e Ben Amara (Comunisti Italiani).

Si ricorda che il progetto comprende:

1 parcheggio interrato di tre piani in via Cammino Nuovo;

4 tappeti mobili (tapis roulant) di collegamento tra via Cammino Nuovo e via dei Genovesi;

1 scala mobile di collegamento tra via S. Margherita e via Cammino Nuovo;

2 scale mobili di collegamento tra via S. Giorgio e via Cammino Nuovo;

3 tappeti mobili di collegamento tra via Cammino Nuovo e la base della Torre dell’Elefante;

1 tappeto mobile e 1 scala mobile di collegamento tra piazza Dettori e via Manno;

3 ascensori (due interni al parcheggio sotterraneo e uno, interno alle mura del Bastione di S. Croce, che mette in collegamento il bastoncino piemontese con la Via S. Croce) resi necessari (legge n. 104/1992 e legge n. 13/1989) dal fatto che l'uso delle scale mobili e dei tapis roulant è impedito ai disabili;

1 bar-ristorante nel "rivellino" piemontese, situato tra il Bastione di S. Croce e il Cammino Nuovo. Per collegare il "rivellino" al Bastione di S. Croce – e per permettere i flussi pedonali – è prevista l'apertura di una breccia nelle mura;

1 bar sulla copertura del parcheggio, in fronte alla Via S. Giorgio; la sistemazione a verde attrezzato degli spazi non occupati dagli impianti elettromeccanici, nonché l'illuminazione di tutti i percorsi meccanizzati e dell'area attrezzata a verde; la copertura mediante una pensilina del collegamento tra i due ascensori già in esercizio in Viale Regina Elena.

L'intervento appare integralmente finanziato (importo complessivo dei lavori pari a euro 15.000.000,00) in base ad atto aggiuntivo sottoscritto in data 8 agosto 2003 fra Regione autonoma della Sardegna, Provincia di Cagliari e Comune di Cagliari all’accordo di programma relativo al piano integrato d'area – P.I.A. CA 17 "Sistema dei Colli", mentre non ha ricevuto la dichiarazione di congruità con l'attuazione della misura 6.2 (accessibilità e governo della mobilità nei maggiori contesti urbani) del P.O.R. Sardegna 2000-2006 .

Tale intervento sembra, inoltre, essere soltanto la prima parte di un disegno complessivo che comprenderebbe anche analoghe serie di collegamenti dal mercato di San Benedetto verso Castello. Il costo di gestione ordinaria annuo ammonta a ben 570.000,00 euro.

Oltre 2.000 cagliaritani hanno sottoscritto la petizione popolare contro questo progetto. A fine gennaio 2006 era pervenuta la risposta da parte dell'Amministrazione comunale di Cagliari alla petizione popolare promossa dal Comitato per la difesa di Castello con l'appoggio delle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d'Intervento Giuridico riguardo il progetto. L'Amministrazione comunale del sindaco Floris non ha fatto altro che delegare per la risposta il dirigente dell'Area gestione del territorio, l'ing. Paolo Zoccheddu, per ripercorrere semplicemente l'iter amministrativo del progetto: approvazione all'unanimità del progetto con deliberazione Consiglio comunale n. 12 del 18 febbraio 2002, approvazione del progetto preliminare con deliberazioni Giunta comunale n. 202 del 15 aprile 2002 e n. 807 del 18 febbraio 2002, approvazione definitiva all’unanimità del progetto ed adozione della variante al piano particolareggiato degli spazi verdi intorno Castello con deliberazione Consiglio comunale n. 64 del 9 novembre 2004. La Giunta comunale di Cagliari, con deliberazione n. 523 del 15 settembre 2005, ha approvato definitivamente il progetto dei "lavori di realizzazione di un sistema coordinato di parcheggi di scambio e di trasporto meccanizzato nel centro storico", valutando le "osservazioni" presentate formalmente nell'ambito della relativa procedura di variante al piano particolareggiato di sistemazione degli spazi verdi intorno Castello. Sono state incluse altre sette tavole progettuali.

Tre gli atti di "osservazione" presentati: due, respinti, di residenti (Mario Loi e Marino Di Martino) nella zona interessata e relative ad accessi alle proprietà private ed alle emissioni acustiche degli impianti in progetto. L'altro, presentata dalle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d'Intervento Giuridico (nota del 10 dicembre 2004), accolto. Riguarda l'obbligo di sottoposizione del progetto al vincolante procedimento di c. d. "verifica preventiva" o screening. Il Consiglio comunale l'ha adottato senza alcun preventivo coinvolgimento della cittadinanza e soltanto la presentazione di specifico atto di "osservazioni" ecologista ha portato al pronunciamento regionale che richiede la necessaria procedura di c. d. verifica preventiva (nota prot. n. 4398 dell’8 febbraio 2005 dell’Assessorato regionale della Difesa dell’Ambiente – Servizio S.I.V.I.A.). Il Comune di Cagliari ha, quindi, affidato (determinazione n. 10/D/AGT del 13 aprile 2005 del Dirigente dell'Area Gestione del Territorio) l'incarico per la redazione della relazione di impatto ambientale. Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d'Intervento Giuridico ed il Comitato per la difesa di Castello hanno inviato alla Regione autonoma della Sardegna (Assessorato difesa ambiente – Servizio S.I.V.I.A. e Assessorato P.I. e beni culturali), al Comune di Cagliari, alle Soprintendenze ai beni culturali e paesaggio ed ai beni archeologici, alla Commissione europea e, per conoscenza, ai Ministeri dell’ambiente e dei beni ed attività culturali uno specifico atto di intervento preventivo (nota del 6 luglio 2005) riguardo il procedimento di c. d. verifica preventiva (screening) al quale dovrà esser assoggettato il progetto suddetto. Tutto, non una sola parte. Si suppone, quindi, che l’avvio del procedimento di c. d. verifica preventiva sarà entro tempi brevi. E ci saranno anche le ragioni della cittadinanza e del buon senso….. Ultima considerazione, non casuale: dopo la "sollevazione" popolare ed ecologista, diversi consiglieri comunali ed anche qualche assessore hanno iniziato ad aprire gli occhi e a rivedere il proprio precedente voto favorevole o la propria assenza: da un lato sono finiti i tempi delle votazioni unanimi "a scatola chiusa", dall’altro sono continuate le "assenze" o le "astensioni", segno di un interesse verso i valori culturali ed ambientali cagliaritani fatto soltanto di vuote parole…..



p. Comitato per la difesa di Castello, Gruppo d'Intervento Giuridico e Amici della Terra


Stefano Deliperi

venerdì, aprile 07, 2006

Impegno Cagliari


Un nuovo sito su Cagliari, i suoi problemi e i modi per risolverli. Un'idea basata in parte sulle aste on-line, alla ricerca di persone che vogliano impegnarsi per la propria città nei modi piùsvariati:
dall'impegno di usare in città solo i mezzi pubblici o i piedi, a quello di non parcheggiare mai in doppia fila, a quello di tenere pulite le spiagge o di fare raccolta differenziata.
Bravi ragazzi.
E' un ottimo inizio in vista della città solidale che abbiamo in testa anche noi, fatta di volontariato e di attenzione alle piccole cose quotidiane. Quelle sulle quali, di solito, riflettiamo poco.

visita il sito

Escursione storico-naturalistico-ambientale nel compendio lagunare di Santa Gilla

Cagliari 07/04/06


Comunicato stampa:
Passeggiata in laguna- Escursione storico-naturalistico-ambientale nel compendio lagunare di Santa Gilla.



Domenica 9 aprile si effettuerà una passeggiata nella laguna e nel compendio ambientale di Santa Gilla tra curiosità, aneddoti, testimonianze storico archeologiche e produttive.
L’incontro è previsto a Cagliari alle ore 9,00 all’ingresso della Stazione dei Treni di Piazza Mateotti (con partenza alle ore 9,30).
La visita, che avrà una durata di circa 3 ore, si articolerà fra la torre della IV Regia a Sa Scafa, Giorgino e la parte meridionale della laguna, nei camminamenti di Maramura del Progetto Life Gilia.
A tutti i partecipanti sarà consegnata una pubblicazione sul compendio lagunare realizzata dal CSV Ambiente Sardegna con il contributo della RAS Assessorato della Pubblica Istruzione.
La manifestazione è organizzata dalla scrivente Associazione in collaborazione con gli “Amici della Laguna”.

Per la partecipazione è gradito un contributo volontario.

Con cortese richiesta di pubblicazione e diffusione del presente comunicato.


L’addetto stampa
Claudia Atzori

Impegno Cagliari

Cagliari, 7 aprile 2006

L’associazione InPegno vara il sito ImpegnoCagliari.it:
uno strumento per i cagliaritani che vogliono migliorare la propria città

È nata a Cagliari un’associazione chiamata InPegno, costituita da persone che hanno voglia di incontrarsi mettendo a disposizione sé stesse e il proprio tempo per condividere con altri diverse forme di impegno collettivo. Persone che letteralmente danno in pegno sé stesse e il loro tempo per migliorare il proprio contesto di vita, e in particolare la propria città.

Nel perseguire questi obiettivi abbiamo dovuto affrontare alcuni problemi: come fare per condividere con altre persone l’idea di un impegno collettivo? Come contestualizzarlo? Quali strumenti utilizzare per comunicare e promuovere queste iniziative?

Per rispondere a queste domande abbiamo creato un sito web, www.impegnocagliari.it, che abbiamo voluto immaginare come una “banca dell’impegno” online dedicata a chi vuole migliorare la propria città.
ImpegnoCagliari.it è semplicemente questo: uno strumento che aiuta chi vuole agire per migliorare la propria città, e cerca la collaborazione di altre persone. L'obiettivo di ImpegnoCagliari è mettere insieme cittadini che amano Cagliari e che hanno la stessa buona volontà, ma non vogliono correre il rischio di essere i soli a impegnarsi per una causa che richiederebbe l'impegno di almeno dieci o venti persone.
Ad esempio, chi volesse organizzare una festa per il proprio quartiere potrebbe dire: "Organizzerò una festa di quartiere, ma solo se altre cinque persone del quartiere mi aiuteranno a farlo".

Il sito è on line da pochi giorni, ma già diversi impegni collettivi sono stati proposto da cittadini che l’hanno scoperto e hanno voluto provare a utilizzarlo. L’inizio promette bene, e adesso speriamo che ImpegnoCagliari possa stimolare soprattutto i giovani cagliaritani a vedere con occhi più attenti la città in cui vivono, ad attribuire un maggior valore ai propri comportamenti quotidiani, e a considerare quanto l’impegno e la capacità di agire collettivamente possano incidere concretamente sulla qualità del contesto di vita di tutti e di ciascuno. In definitiva si tratta di un’idea semplice, attraverso la quale sentirsi in modo più concreto membri di una comunità, cittadini attivi e non passivi.

L’iniziative e il sito ImpegnoCagliari verranno presentati sabato 8 aprile 2006, alle ore 11.00 presso la sala interna del Caffè Torino a Cagliari, via Roma n° 123, in un incontro al quale sono invitati i rappresentanti della stampa e dei mezzi d’informazione.

Grazie per l’attenzione


Fabrizio Rodin
Presidente Associazione InPegno

martedì, marzo 28, 2006

NI UNA MÁS! NON UNA DI PIÙ

NI UNA MÁS! NON UNA DI PIÙ

Sono già più di 430 le donne assassinate a Ciudad Juarez nello stato di Chihuahua in Messico e più di 600 quelle scomparse dal 1993 secondo
lo stesso rituale: rapimento, tortura, sevizie sessuali, mutilazioni,
strangolamento.

Il clima di violenza e impunità continua a crescere
senza che al momento si siano fatte azioni concrete per mettere fine e
chiarezza a questa situazione. Il femmicidio è una questione di lesa
umanità e riguarda tutto il mondo, soprattutto quando è il prodotto del
crimine internazionale organizzato e coinvolge autorità del governo.

Domenica 9 aprile a partire dalle ore 19:00 presso il Teatro Akròama di
Monserrato
in via 31 Marzo 1943, 20 Monserrato Cagliari, Tel. 070 580241, si
terrà l' iniziativa ¡NI UNA MÁS! NON UNA DI PIÙ, a sostegno di Nuestras
Hijas de Regreso a Casa
, una associazione che riunisce i familiari delle
donne uccise e scomparse a Ciudad Juarez.

Il programma della serata prevede un dibattito sul tema della violenza
contro le donne di Ciudad Juarez con lo scrittore Massimo Carlotto e Sivia
Giletti Benso docente presso l'Università di Torino, e la proiezione di due
cortometraggi ispirati ai fatti di Ciudad Juarez: "El otro sueño americano"
di Enrique Arroyo, e "Ni una más" di Alejandra Sánchez. Uno spazio verrà
dedicato al reportage della fotografa Lina
Pallotta "Basta: lavorare e morire a Ciudad Juarez". Dopo il dibattito è
previsto uno spazio dedicato alla musica messicana con il gruppo Mexla in
"Le notti della Llorona" e un reading di Luca Cocco, Emiliana Gimelli,
Tiziana Martucci e Luca Sorrentino

http://www.mujeresdejuarez.org/

venerdì, marzo 24, 2006

Osservazioni sul Piano Paesaggistico della Sardegna

Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d'Intervento Giuridico hanno presentato le proprie "osservazioni" al piano paesaggistico regionale - P.P.R. adottato dalla Giunta regionale del Presidente Renato Soru nel dicembre scorso.

Osservazioni che puntano a rendere ancora migliore un P.P.R. decisamente improntato ad un'approfondita conoscenza del territorio costiero sardo ed ad una corretta gestione della parte più pregiata dell'Isola.

Le "osservazioni" sono incentrate principalmente su una più puntuale tutela dei demani civici (i terreni ad uso civico, il 15 % della Sardegna), sulla salvaguardia di zone umide e dei boschi, sul contenimento delle possibilità edificatorie lungo le coste, sui meccanismi procedurali in caso di inerzia degli Enti locali nelle loro attività di pianificazione urbanistica in attuazione del P.P.R. una volta approvato definitivamente e sulla correzione di alcune discrasie cartografiche (Chia, Portu Malu di Teulada, Porto Conte, Bados e Pittulongu di Olbia, Baccu Mandara di Maracalagonis).

Con l'accoglimento di tali "osservazioni" l'impianto del P.P.R. risulterebbe ulteriormente rafforzato nel senso della salvaguardia ambientale e della corretta gestione del territorio.

Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d'Intervento Giuridico, dopo aver presentato diverse proposte in tema di pianificazione territoriale paesistica, hanno preso parte alla fase delle conferenze istruttorie di co-pianificazione (gennaio-febbraio 2006).

Ora la fase delle "osservazioni", in seguito alla quale la Giunta regionale acquisirà il previsto parere della IV Commissione permanente del Consiglio regionale ed approverà definitivamente il P.P.R. tenendo conto anche delle "osservazioni" presentate. Appaiono decisamente ingenerose e confuse tante critiche mosse al P.P.R. da amministratori locali ed associazioni imprenditoriali, mentre demagogiche, elettoralistiche e prive di reale riscontro concreto le proposte referendarie avanzate da Forza Italia contro un P.P.R. addirittura non definitivamente approvato.

Non certo meglio le contro-proposte avanzate dall'on. Paolo Manichedda, le quali sembrano quasi frutto del desiderio di quegli amministratori locali e progettisti alle disposizioni lassiste degli illegittimi piani territoriali paesistici del 1993, annullati su ricorsi ecologisti dai Giudici amministrativi perché l'esatto contrario di una corretta pianificazione paesistica.

Si ricorda, infine, che una forte connotazione di salvaguardia costiera nel nuovo piano paesaggistico con l'istituzione del Conservatore delle coste aveva espresso nella primavera del 2005 una petizione promossa proprio dagli Amici della Terra e dal Gruppo d'Intervento Giuridico con migliaia di aderenti, fra cui decine di associazioni ecologiste del bacino del Mediterraneo: le successive azioni in materia della Giunta Soru appaiono proprio conseguenti. Ora c'è da proseguire quanto iniziato.

Di seguito un'analisi più approfondita del P.P.R. e del relativo atto di "osservazioni".


Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d'Intervento Giuridico, dopo aver esaminato il piano paesaggistico regionale – P.P.R., adottato dalla Giunta regionale con la deliberazione n. 59/36 del 13 dicembre 2005, ed aver partecipato (gennaio-febbraio 2006) alle conferenze istruttorie di co-pianificazione, hanno presentato uno specifico atto di "osservazioni" al Presidente della Regione Renato Soru e, per opportuna conoscenza, agli Assessori regionali dei beni culturali Elisabetta Pilia e dell'urbanistica Gianvalerio Sanna, al Presidente della IV Commissione permanente del Consiglio regionale Giuseppe Pirisi ed al Direttore regionale dei beni culturali e del paesaggio Paolo Scarpellini al fine di migliorarne le disposizioni. Ritengono, nel complesso, di poter dare un giudizio positivo sul nuovo strumento di pianificazione.

Le "osservazioni" presentate riguardano i seguenti punti:

· si deve, in primo luogo, evidenziare che il P.P.R. appare supportato da un’ampia e, sostanzialmen-te, esaustiva analisi tecnico-scientifica territoriale, ambientale, insediativa (relazioni illustrative, tecniche, del comitato scientifico, 27 schede illustrative degli ambiti costieri) che costituisce la "mo-tivazione" dell’atto pianificatòrio;

· analogamente appare decisamente congrua la rappresentazione cartografica delle analisi di piano (5 tavole illustrative in scala 1 : 200.000 contenenti rispettivamente la perimetrazione degli ambiti di paesaggio costieri e la struttura fisica, l’assetto ambientale, l’assetto storico-culturale e l’assetto insediativo + 141 carte in scala 1 : 25.000 illustrative dei territori ricompresi negli ambiti di paesaggio costieri + 38 carte in scala 1 : 50.000 relative alla descrizione del territorio regionale non ricompreso negli ambiti costieri, anche in compact disk), supporto connesso ed inscindibile per le norme tecniche di attuazione;

· si conviene con l'individuazione degli ambiti di paesaggio e dei beni paesaggistici (art. 4 delle norme tecniche di attuazione), in particolare con la ripartizione del territorio regionale in quattro livelli di valore paesaggistico (art. 5 delle norme tecniche di attuazione), con gli obiettivi di qualità paesaggistica (art. 6 delle norme tecniche di attuazione) e con la tipologia delle previsioni di piano, suddivise in prescrizioni dirette e indirette, indirizzi, misure di conoscenza, misure di conser-vazione, criteri di gestione e trasformazione, azioni di recupero e riqualificazione (art. 8 delle norme tecniche di attuazione);

· particolare importanza positiva assume la disciplina generale degli ambiti di paesaggio, individua-ti nelle 141 carte in scala 1 : 25.000, dove, nelle aree costiere, salve specifiche diverse disposizioni di piano, sono consentiti unicamente interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria di consoli-damento statico, di restauro, modesti volumi tecnici che non alterino lo stato dei luoghi, interventi consentiti dall’art. 13 (lettere b, e, f, g, h, l, m, p) della legge regionale n. 23/1985, interventi diret-tamente funzionali ad attività agro-silvo-pastorali che non comportino alterazioni permanenti dello stato dei luoghi o sul piano idrogeologico, interventi di riforestazione, taglio e riconversione colturale, antincendio e conservazione in base al piano regionale antincendi, interventi di risanamento e con-solidamento degli abitati e delle aree interessate da movimenti franosi, di sistemazione idrogeologica e di bonifica dei siti inquinati: in sostanza, negli ambiti di paesaggio non è consentito alcun nuovo intervento di trasformazione comportante nuove volumetrie, con esclusione dei citati eventuali modesti volumi tecnici strettamente funzionali alle opere esistenti e senza altera-zione dello stato dei luoghi (artt. 9 e 13 delle norme tecniche di attuazione);

· analogamente particolare importanza positiva assumono le disposizioni a tutela delle aree agricole: in particolare gli indirizzi vincolanti per la pianificazione urbanistica comunale relativi al mante-nimento dell'equilibrio fra gli insediamenti con case sparse ed il contesto ambientale, la facoltà di nuovi edifici a carattere residenziale per i soli conduttori dell'attività agricola in relazione alle caratteristiche geo-pedologiche dei terreni interessati rispetto alle coltivazioni previste e l'estensione minima del fondo di 5 ettari per colture intensive e di 20 ettari per colture estensive (art. 76, delle norme tecniche di attuazione). Si deve rammentare, infatti, che la superficie agricola regionale è drasticamente diminuita soprattutto a causa dei fenomeni di urbanizzazione: in dieci anni, dal 1990 al 2000, si è registrato un calo del 24,7 % (dati ISTAT, 2005). Emblematico il caso delle aree agricole olivetate del Sassarese: fra il 1977 ed il 1998 Alghero ha perso 474 ettari di oliveti su 2.456 (- 19,3 %), Sassari ne ha perso 361 ettari su 4.981 (- 7,2 %), Sorso ne ha perso 342 ettari su 1.611 (- 21,2 %). Soltanto Sennori e Tissi hanno registrato minimi incrementi, rispettivamente di 16 (+ 3,5 %) e di 13 (+ 7,3 %) ettari (dati Università degli Studi di Sassari, cattedra di olivicoltura, 2006). In relazione alla sola Sassari, al 2002 dei 4.620 ettari presenti nel 1977, ne sono risultati "degradati" ("oliveti radi, con 50-100 alberi per ettaro) ben 562, 27 ettari sono risultati formati da alberi sparsi (meno di 50 olivi per ettaro): grazie a tale indagine condotta con l’ausilio di immagini satellitari si è appurato, quindi, che la perdita complessiva dell'area olivetta fruibile anche a fini economici è stata di ben 926 ettari (- 19 %). E tale perdita è dovuta quasi esclusivamente alla crescita edilizia incon-trollata nell'agro;

· le aree appartenenti ai demani civici, oltre ad essere tutelate con specifico vincolo paesaggistico (art. 142, comma 1°, lettera h, del decreto legislativo n. 42/2004), vedono i relativi diritti di uso civi-co quali inalienabili (art. 12 della legge n. 1766/1927 e successive modifiche ed integrazioni), inusucapibili ed imprescrittibili (artt. 2 e 9 della legge n. 1766/1927 e successive modifiche ed inte-grazioni), in quanto "intesi come i diritti delle collettività sarde ad utilizzare beni immobili comunali e privati, rispettando i valori ambientali e le risorse naturali, appartengono ai cittadini residenti nel Co-mune nella cui circoscrizione sono ubicati gli immobili soggetti all'uso" (art. 2 legge regionale n. 12/1994 e successive modifiche ed integrazioni). Ogni atto di disposizione che comporti ablazione o che comunque incida su diritti di uso civico può essere adottato dalla pubblica amministrazione competente soltanto verso corrispettivo di un indennizzo da corrispondere alla collettività titolare del diritto medesimo e destinato ad opere permanenti di interesse pubblico generale (art. 3 della legge regionale n. 12/1994 e successive modifiche ed integrazioni). Quindi appare fonte di potenziali equivoci la disposizione di cui all’art. 12 delle norme tecniche di attuazione che uniforma il regime giuridico dei demani civici a quello degli altri beni paesaggistici suscettibili potenzialmente di modifi-ca, pur con il mantenimento delle caratteristiche ambientali (es. comma 4°). Necessita, inoltre, un raccordo con la specifica normativa di settore. Si propone, pertanto, l’inserimento di un comma 9° del seguente tenòre: "le aree appartenenti ai demani civici sono qualificate beni paesaggistici, così come indicati dal precedente articolo 11, e sono gestite mediante gli istituti di cui alla legge n. 1766/1927 e successive modifiche ed integrazioni, nonché relativi regolamenti attua-tivi, e di cui alla legge regionale n. 12/1994 e successive modifiche ed integrazioni". Analoga-mente i demani civici devono essere adeguatamente riportati nella cartografia del P.P.R. al fine di evitare qualsiasi equivoco;

· i piani attuativi a regìa regionale, in sede di avvenuto adeguamento dei piani urbanistici comunali alle disposizioni del P.P.R., possono prevedere nei territori costieri da un lato interventi di oggettiva positiva riqualificazione dell’edificato (es. risanamento e riqualificazione urbanistica ed architettoni-ca degli insediamenti turistici esistenti, riuso e trasformazione a scopo turistico e ricettivo di edifici esistenti, ecc.) o nuovi insediamenti turistici con destinazione ricettivo-alberghiera con standard di elevata qualità nelle aree già antropizzate di cui all’art. 15 delle norme tecniche di attuazione (comma 2°, lettere b, c, d, e, g), tuttavia possono prevedere anche "trasformazioni finalizzate alla re-alizzazione di residenze" anche se soltanto se contigui a centri abitati e frazioni, con il rischio di in-nescare fenomeni di trasformazione speculativa contigui a centri urbani prossimi alla costa (es. Pula, Bosa, Villasimius Posada, ecc.). Si richiede, quindi, l’eliminazione integrale della previsione della realizzazione di "residenze" contenuta nel citato art. 15, comma 2°, lettera a;

· l'art. 18, comma 1°, lettera c, delle norme tecniche di attuazione, concernente prescrizioni per le aree naturali e semi-naturali, prevede nelle zone umide endoreiche specifico divieto di interventi diretti e indiretti che "possono comportare rischi di interramento e di inquinamento": sembra oppor-tuno rinforzare e rendere efficace tale prescrizione, a tutela della biodiversità e degli habitat, con puntuale "divieto di qualsiasi intervento che possa alterare, modificare, degradare, pregiudi-care la conservazione dell’habitat naturale delle zone umide endoreiche";

· in merito all'art. 21 delle norme tecniche di attuazione, riguardante le prescrizioni del P.P.R. per le aree semi-naturali, si riscontra una stridente incongruenza fra il giusto divieto di interventi di modi-ficazione del suolo e di ogni altro intervento che possa provocare pregiudizi alla stabilità, alla funzio-nalità ecosistemica, alla fruibilità paesaggistica di cui al comma 1° e la possibilità prevista dal com-ma 7° di autorizzare nei complessi dunali e nei litorali sabbiosi l’accesso di mezzi motorizzati sui li-torali e sui complessi dunali, le asportazioni industriali (cave) e private di sabbia, le coltivazioni agra-rie ed i rimboschimenti produttivi: si richiede, quindi, l’eliminazione integrale del 7° comma;

· l'art. 20, comma 2°, delle norme tecniche di attuazione , riguardante la definizione delle aree semi-naturali, vi ricomprende i "boschi naturali" (leccete, quercete, sugherete e boschi misti, dune e litorali soggetti a fruizione turistica, ecc.), mentre l’art. 23, comma 3°, lettera b, delle norme tec-niche di attuazione, concernente la definizione delle aree ad utilizzazione agro-forestale, vi com-prende gli "impianti boschivi artificiali", mentre i successivi artt. 24 e 25 indicano relativi prescrizioni ed indirizzi: tale differente classificazione è in palese contrasto con quanto previsto dall’art. 2, commi 1° e 6°, del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 227, che esplicitamente qualifica come "bosco i terreni coperti da vegetazione arborea associata o meno a quella arbustiva di origine naturale o artificiale, in qualsiasi stadio di sviluppo, i castagneti, le sugherete e la macchia mediterranea….devono avere estensione non inferiore a 2.000 metri quadrati e larghezza me-dia non inferiore a 20 metri e copertura non inferiore al 20 per cento…". Si richiede, quindi, l’eliminazione integrale di qualsiasi inferiore tutela in favore dei c. d. boschi di impianto arti-ficiale;

· in merito all'art. 82 delle norme tecniche di attuazione, riguardante gli indirizzi del P.P.R. per gli insediamenti turistici, si rinviene (comma 1°, punto 4) un eccessivo premio volumetrico massimo in favore dei titolari di insediamenti turistici nei territori costieri di maggior impatto paesaggistico che acconsentano al trasferimento delle loro strutture verso insediamenti residenziali preesistenti. Un premio volumetrico massimo del 100 % rispetto alla volumetria esistente, da conseguirsi mediante procedure negoziali, appare decisamente eccessivo, in quanto rischia di innescare fenomeni specu-lativi negli esistenti centri abitati a breve distanza dalla costa (es. Bosa, Posada, Villasimius, Pula, ecc.) con conseguenze non prevedibili sul tessuto storico urbano. Si richiede, quindi, il conteni-mento del premio volumetrico entro un massimo del 30 % della volumetria esistente;

· in merito all'art. 100 delle norme tecniche di attuazione, riguardante l’adeguamento della disci-plina urbanistica provinciale alle previsioni del P.P.R., si riscontra una carenza nel prevedere solu-zioni all’inattività delle Province nei propri compiti di adeguamento degli strumenti di pianificazione. Si richiede, quindi, l’inserimento del seguente 2° comma: "Qualora le Province, nei termini previsti dal 1° comma del presente articolo, non provvedano all’adeguamento dei propri strumenti di pianificazione alle disposizioni del P.P.R., il Presidente della Regione provvede all’assegnazione di un ulteriore termine non superiore a tre mesi e, in caso di infruttuoso spirare di quest’ultimo, provvede alla nomina di un commissario ad acta per i necessari a-dempimenti ai sensi e per gli effetti degli artt. 78, comma 2°, del decreto legislativo n. 267/2000 e successive modifiche ed integrazioni e 26 della legge regionale n. 38/1994";

· in merito all'art. 101 delle norme tecniche di attuazione, riguardante l’adeguamento della disciplina urbanistica comunale alle previsioni del P.P.R., si riscontra una carenza nel prevedere soluzio-ni all’inattività dei Comuni nei propri compiti di adeguamento degli strumenti di pianificazione. Si ri-chiede, quindi, l’inserimento del seguente 2° comma: "Qualora i Comuni, nei termini previsti dal 1° comma del presente articolo, non provvedano all’adeguamento dei propri strumenti di pianificazione alle disposizioni del P.P.R., il Presidente della Regione provvede all’assegnazione di un ulteriore termine non superiore a tre mesi e, in caso di infruttuoso spirare di quest’ultimo, provvede alla nomina di un commissario ad acta per i necessari a-dempimenti ai sensi e per gli effetti degli artt. 78, comma 2°, del decreto legislativo n. 267/2000 e successive modifiche ed integrazioni e 26 della legge regionale n. 38/1994";

· si riscontrano, inoltre, alcuni errori materiali nelle cartografie del P.P.R. dove - a differenza che nella realtà - vengono qualificati quali "insediamenti turistici" (area di colore azzurro), con le ov-vie conseguenze riguardo la disciplina attuativa del P.P.R. applicabile (artt. 80-82 delle norme tecni-che di attuazione), aree costiere prive di legittimi insediamenti edilizi di rilievo:
* Stagno e costa di Pittulongu (Comune di Olbia, ambito paesaggistico n. 18 "Golfo di Olbia"), do-ve sono presenti fenomeni di occupazione abusiva di aree demaniali e di abusivismo edilizio (verbale di ispezione demaniale Agenzia del demanio - Filiale di Sassari n. 001/fp del 30 gennaio 2002 e nota Agenzia del Demanio - Filiale di Sassari prot. n. 1452/02Dm del 9 aprile 2002), proce-dimenti penali in corso (vds. nota Procura della Repubblica presso il Tribunale di Tempio Pausania del 5 novembre 2004 al Sindaco di Olbia) e provvedimenti di sequestro preventivo (2004, 2005, 2006) da parte della procura della Repubblica presso il Tribunale di Tempio Pausania (confermati dal competente Tribunale penale);
* spiaggia di Bados (Comune di Olbia, ambito paesaggistico n. 18 "Golfo di Olbia);
* Porto Conte – Pineta Mugoni (Comune di Alghero, ambito paesaggistico n. 13 "Alghero"), dove sono presenti fenomeni di abusivismo edilizio (vds. ordinanze di demolizione e ripristino ambienta-le Assessorato regionale P.I. e BB.CC. – Ufficio tutela paesaggio di Sassari n. 6784 del 6 giugno 1990, n. 11464 del 9 ottobre 1990 e n. 1724 del 24 febbraio 2000, ordinanza Sindaco di Alghero n. 94 del 23 maggio 1990), procedimenti penali in corso e provvedimenti di sequestro preventivo (luglio 2004) da parte della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Sassari (confermato dal compe-tente Tribunale penale);
* costa di Chia – Campana – sponde Stagno di Chia (Comune di Domus de Maria, ambito pae-saggistico n. 3 "Chia"), dove l’area rientrante nella classificazione in argomento appare decisamen-te troppo estesa rispetto alla reale esistenza di legittimi interventi di trasformazione edilizia, sussi-stono procedimenti penali in corso e provvedimenti di sequestro preventivo (giugno 2005) da parte della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari (confermati dal competente Tribunale penale);
* Portu Malu (Comune di Teulada, ambito paesaggistico n. 4 "Golfo di Teulada"), dove l’area rien-trante nella classificazione in argomento appare decisamente troppo estesa rispetto alla reale consi-stenza di legittimi interventi di trasformazione edilizia, esistendo fenomeni di abusivismo edilizio conclamati in sentenza penale passata in giudicato (vds. sentenza Cassazione penale, sez. III, 12 gennaio 1996, n. 50, confermativa della sentenza Corte d’Appello di Cagliari, 7 luglio 1995, n. 117, a sua volta di parziale riforma della sentenza del Pretore di Cagliari n. 1380 del 7 giugno 1993. La Procura Generale della Repubblica di Cagliari, dopo numerosi pronunciamenti dei Giudici penali in sede di esecuzione, ha condotto la demolizione delle strutture abusive per mezzo del Genio militare nel giugno 2001 e, da ultimo, è pendente suo ricorso per cassazione n. 48/06 notif. in data 28 feb-braio 2006 per l’attribuzione delle spese per il ripristino ambientale);
* Baccu Mandara – Sa Culazziga (Comune di Maracalagonis, ambito paesaggistico n. 27 "Golfo o-rientale di Cagliari"), dove l’area rientrante nella classificazione in argomento appare decisamente troppo estesa rispetto alla reale consistenza di legittimi interventi di trasformazione edilizia, esisten-do fenomeni di abusivismo edilizio conclamati in sentenza penale passata in giudicato (vds. sen-tenza del Pretore di Cagliari – sez. Sìnnai n. 146 del 18 giugno 1996 di applicazione della pena su richiesta delle parti. Dopo vari pronunciamenti dei Giudici penali in sede di esecuzione, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari, per mezzo del Genio militare e con la collaborazione del Comune di Maracalagonis, ha provveduto alla demolizione delle strutture abusive e ad avviare il ripristino ambientale nel marzo 2002).
In proposito, si rammenta che l’art. 13 delle norme tecniche di attuazione del P.P.R. dispone che nei territori costieri "nelle aree inedificate all’entrata in vigore del … piano è precluso qualunque intervento di trasforma-zione" ad eccezione di quelli manutentivi, di consolidamento e restauro senza nuove volumetrie (art. 9) e con assoluta esclusione, ad esempio, di "campi da golf", tutti interventi consentiti in presenza di "insediamenti tu-ristici" come definiti nel P.P.R.
Le associazioni ecologiste chiedono, quindi, alla Giunta regionale la modifica/integrazione del P.P.R. nel senso delle "osservazioni" presentate.

Ricordiamo che, con la deliberazione n. 59/36 del 13 dicembre 2005, la Giunta regionale ha adottato il piano paesaggistico regionale, per ora limitato agli ampi ambiti costieri con alcune estensioni verso l’interno dell’Isola. Prima tappa verso la pianificazione paesistica di tutto il territorio regionale. In con-temporanea i numerosi documenti del piano (deliberazione di adozione, relazioni illustrative, tecniche, del comitato scientifico, normativa tecnica di attuazione, 5 tavole illustrative in scala 1 : 200.000 + compact disk con 141 carte in scala 1 : 25.000, con 38 carte in scala 1 : 50.000 e 27 schede illustrative degli ambiti costie-ri) sono stati pubblicati sul sito web della Regione (http://www.regione.sardegna.it/pianopaesaggistico/) con un bell'esempio di trasparenza istituzionale purtroppo non comune. Chi volesse, può esaminarli senza par-ticolari difficoltà, così come abbiamo fatto

Dall'esame svolto, alcuni punti appaiono piuttosto qualificanti: nei 27 ambiti di paesaggio si prevede una sostanziale esclusione di ulteriori volumetrie nella fascia costiera perimetralmente definita, potranno proseguire soltanto gli interventi legittimamente autorizzati alla data di entrata in vigore della legge regionale n. 8/2004, la c. d. legge salva-coste. Si prevedono, poi, quattro diverse graduazioni di tutela, dagli ambiti di conservazione integrale alle aree meritevoli di riqualificazione ambientale, aumenterà l’estensione di ter-reno per edificare nelle zone agricole (dal limite minimo attuale di un solo ettaro si passerà a 10 ettari dove sono colture intensive e, addirittura, a 20 ettari dove sono colture estensive) e per sole strutture connesse alla conduzione agricola ed aumenteranno le disposizioni di tutela per le campagne (salvaguardia delle recinzioni tradizionali, come il muretto a secco, divieto di nuova viabilità, salvaguardia degli alberi monumen-tali, ecc.). Inoltre, al di fuori dei centri urbani (dove si punta al recupero urbanistico delle periferie), i Comuni non potranno più decidere in esclusiva gli interventi di trasformazione territoriale, ma subentrerà una proce-dura di co-pianificazione con il coinvolgimento regionale. Il piano paesaggistico regionale (P.P.R.) è strumento di pianificazione e gestione del territorio sovraordinato e vincolante rispetto agli atti di pianificazione delle province (piano urbanistico provinciale – P.U.P.) e dei comuni (piano urbanistico co-munale – P.U.C.): questi ultimi dovranno, quindi, essere adeguati alle previsioni di "tutela dinamica" del P.P.R. Dopo l’adozione da parte della Giunta regionale, sarà il momento della fase della concertazione con gli Enti locali e tutti i soggetti sociali interessati.

La previsione di un procedimento "aperto" ai soggetti istituzionali e sociali per l’adozione del piano paesaggistico regionale è insita nella filosofia ispiratrice e nelle medesime previsioni normative (conven-zione europea sul paesaggio, decreto legislativo n. 42/2004, legge regionale n. 8/2004, linee guida per la re-dazione del P.P.R. approvate dal Consiglio regionale il 26 maggio 2005). La proposta di P.P.R., una volta adottata dalla Giunta regionale, deve essere pubblicata per un periodo di sessanta giorni consecutivi all’albo di tutti i Comuni territorialmente interessati (art. 11 della legge regionale n. 45/1989, come sostituito dall’art. 2 della legge regionale n. 8/2004). Per favorire la partecipazione e la concertazione istituzionale, il Presidente della Regione – durante il periodo della pubblicazione presso gli albi pretori comunali – ha con-vocato apposite conferenze pubbliche per illustrare la proposta di P.P.R. e raccogliere osservazioni, pro-poste e suggerimenti: ad esse devono essere convocati "i soggetti interessati", cioè gli Enti locali, le asso-ciazioni ecologiste, le associazioni imprenditoriali, ecc. In tali conferenze pubbliche sono state raccolte os-servazioni, proposte, ecc. in forma scritta, da esaminare nella prosecuzione dell’iter procedimentale di ap-provazione del P.P.R., anche se – per aver pieno valore giuridico e dover essere motivatamente esaminate ai fini dell’approvazione dell’atto di pianificazione definitivo – necessitano della successiva proposizione al Presidente della Regione nel periodo di trenta giorni successivo all’ultimo giorno di deposito (art. 11, com-ma 2°, della legge regionale n. 45/1989, come modificato dall’art. 2 della legge regionale n. 8/2004). Al ter-mine, dopo aver esaminato le varie osservazioni pervenute, la Giunta regionale approverà definitivamente il P.P.R.

Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico non possono che conside-rare decisamente ingenerose le polemiche di questi mesi di chi, amministratore locale o associazione im-prenditoriale, ha parlato di "piano calato dall’alto" o di "mancato coinvolgimento degli enti locali" ovvero, peggio, di chi contesta completamente la procedura seguita e l’essenza medesima della pianificazione pa-esistica. Sembrano essere piuttosto ingenerose davanti ad un’attività di pianificazione decisamente buona, soprattutto paragonandola alla cattiva esperienza che diede luogo ai fin troppo noti ed illegittimi 14 piani territoriali paesistici approvati nel 1993, annullati proprio grazie alle azioni legali degli Amici della Terra davanti ai Giudici amministrativi.

Pura demagogia ed elettoralismo di piccolo cabotaggio, addirittura, per le proteste e le iniziative refe-rendarie o pseudo-tali condotte da esponenti di Forza Italia, in primo luogo dall’ex Presidente della Re-gione Mauro Pili, oggi all’opposizione del governo regionale: proposte referendarie su un P.P.R. ancora in corso di approvazione, su una legge regionale n. 8 del 2004 recentemente giudicata costituzionalmente le-gittima dalla competente Corte costituzionale con la sentenza n. 51 del 6 febbraio 2006: d’altra parte che ci si potrebbe aspettare da forze politiche che durante l’intera legislatura regionale trascorsa (1999-2004) non hanno fatto proprio nulla per porre rimedio all’annullamento dei vecchi ed illegittimi piani territo-riali paesistici ? A costoro non viene certo in mente di intervenire con atti di "osservazioni", né con atti consi-liari per rendere migliore un piano paesaggistico che vede le sue caratteristiche assegnate comunque dalla legge (decreto legislativo n. 42/2004) e da convenzioni internazionali, come quella sul paesaggio del 20 ottobre 2000.

Non è da meglio la c. d. contro-proposta Manichedda, avanzata dall'omonimo consigliere regionale: riduzione della misura di conservazione integrale ad alcune aree (non meglio individuate) definite "di maggior pregio", previsione di nuove volumetrie alberghiere (fino al 50 % delle attuali previste nelle zone "F – turistiche") oltre i 300 metri dal mare, eliminazione del divieto di nuovi campi da golf, strade e-xtraurbane, ecc. nelle zone costiere, eliminazione del divieto di realizzazione di strade esclusivamente su fondo naturale nelle zone costiere, eliminazione del c. d. lotto minimo per l’edificazione nelle aree agricole, sospensione della disciplina del P.P.R. per due anni per i Comuni già dotati di piano urbani-stico comunale in attuazione degli annullati perchè illegittimi piani territoriali paesistici, negli altri Co-muni sono comunque possibili infrastrutturazioni ed urbanizzazioni. Una contro-proposta comprendente previsioni assolutamente illegittime e censurabili (ultra-vigenza dei P.U.C. attuativi degli annullati piani territoriali paesistici) o previsioni in contrasto con la medesima positiva filosofia del nuovo P.P.R. C’è da chiedersi chi abbia suggerito tali posizioni all’on. Paolo Manichedda, finora non certo noto per il suo impe-gno "ambientalista": forse quel settore di progettisti e di urbanisti, già autore di molti piani e altamente "sensibile" ai temi della c. d. urbanistica contrattata, fortemente "spodestato" dal nuovo piano paesaggisti-co regionale. Se è così, non sarebbe certo una battaglia di grande nobiltà...

Si ricorda, inoltre, che nell'estate 2005 era stata consegnata al Presidente della Regione autonoma della Sardegna on. Renato Soru ed al Presidente del Consiglio regionale on. Giacomo Spissu la petizione popolare per la salvaguardia delle coste sarde promossa dagli Amici della Terra e dal Gruppo d’Intervento Giuridico. Gli aderenti sono stati ben 3.515 e vedono tra di loro parlamentari europei (on. Monica Frassoni), l’intera direzione nazionale degli Amici della Terra (Rosa Filippini, Walter Baldassarri e Maria Laura Radiconcini), personalità della cultura (lo scrittore Giorgio Todde), personalità del volonta-riato attivo (don Ettore Cannavera), rappresentanti di associazioni ecologiste di tutto il Mediterraneo (Coordinamenti Friends of the Earth dell’Europa e del Mediterraneo, associazioni nazionali aderenti a Friends of the Earth di Francia, Spagna, Cipro, Israele, Palestina, Croazia, Tema Foundation della Tur-chia, Istria Verde della Croazia, N.T.M. di Malta, C 21 dell’Algeria, Green Action della Croazia, European Geography Association della Grecia, E.N.D.A. della Francia, Green Home del Montenegro, S.P.N.L. del Libano, Link di Israele, E.N.D.A. Maghreb del Marocco, Tunisian Front Organization della Tunisia, Eco-mediterrania della Spagna, O.D.R.A.Z. della Croazia, A.P.E.N.A. della Tunisia, A.F.D.C. del Libano, R.A.E.D. dell’Egitto, Ceratonia Foundation di Malta, C.O.A.G. della Spagna, WWF – programma Medi-terraneo dell’Italia, I.P.A.D.E. della Spagna, Forum della Laguna di Venezia dell’Italia, W.A.D.A. del Li-bano, Associazione per la Wilderness dell’Italia), componenti di formazioni politico-sociali (vari ade-renti a circoli di Progetto Sardegna) e, soprattutto, tanti comuni cittadini sardi, di tante altre parti d’Italia e numerosi stranieri. La petizione ha chiesto che il nuovo piano paesistico contenesse efficaci misure di tutela, una fascia di rispetto costiero di almeno 500 metri dal mare e la conservazione integrale dei tratti costieri ancora integri o non compromessi. Si è chiesta, poi, anche l’istituzione dell’Agenzia per la Salvaguardia delle Coste cui affidare l’acquisizione al patrimonio pubblico e la corretta gestione dei trat-ti di litorale più pregevoli dal punto di vista ambientale e paesaggistico, della quale, recentemente, la Giunta regionale ha avviato la realizzazione con l’istituzione del Servizio della Conservatoria delle coste sarde. Richieste provenienti dal mondo ecologista internazionale e dalla "società civile" alla quale la Regione auto-noma della Sardegna ha iniziato a dare risposte positive: ora cerchiamo di renderle migliori e più efficaci.
Un ultimo aspetto, ma non di infima importanza: l’operazione di predisposizione della proposta di piano, ef-fettuata all’interno degli uffici regionali, è costata finora circa 400 mila euro, mentre quella relativa ai vecchi 14 piani territoriali paesistici annullati perché illegittimi era costata circa 15 milioni di euro….

p. Gruppo d'Intervento Giuridico e Amici della Terra
Stefano Deliperi

giovedì, marzo 23, 2006

Voto domiciliare per gli "invisibili"

COMUNICATO STAMPA 22 marzo 2005

Entro il 25 marzo le domande degli elettori “invisibili” al proprio Comune
Alle prossime elezioni riconosciuto un diritto a chi fino ad oggi
non l’ ha avuto
Il voto a domicilio per i disabili gravissimi:
un appello di Marco Espa ai Sindaco di Cagliari, alle ASL e a tutti i sindaci per la massima informazione ai cittadini aventi diritto.
“Ancora alcuni elettori non sanno cosa fare”



Una grande novità attraverserà queste elezioni alla Camera e al Senato: per la prima volta è stato introdotto in Italia il voto domiciliare. Una prima conquista per le persone con disabilità gravissima che, impossibilitate ad uscire dalla propria abitazione in quanto dipendenti da apparecchiature elettromedicali, possono finalmente esercitare il loro diritto di voto, garantito dalla nostra Carta Costituzionale, direttamente dove dimorano. La legge 22 dello scorso gennaio 2006 – interviene Marco Espa, capo gruppo della Margherita del comune di Cagliari – afferma un importante diritto alla cittadinanza e alle pari opportunità per le persone con disabilità grave e gravissima; è stata finalmente accolta per la prima volta un’istanza espressa da più parti (promotori associazioni, comune di Roma e Partito Radicale), con una Petizione nazionale del giugno 2005, della quale anch’io sono uno dei firmatari, nella quale rivendicavamo il diritto di voto ai così detti cittadini invisibili.
La legge 22 ha accolto questa petizione ma limitandola “purtroppo” solo alle persone che non possono muoversi da casa perché legati ad apparecchiature elettromedicali. “Certo comunque, seppur limitato, è un primo passo avanti – continua M.Espa, Presidente ABC Sardegna e Consigliere della FISH Nazionale Federazione Italiana Superamento Handicap – anche se ancora una grande fetta della popolazione rimane esclusa, ovvero tutte quelle persone con disabilità grave che per motivi vitali non possono lasciare i loro domicilio anche se non hanno una dipendenza continuativa da apparecchiature elettromedicali – è la condizione prevista dalla legge – precisa ancora Espa – quindi la battaglia per l’affermazione del pieno diritto alla cittadinanza per tutti i cittadini, continuerà a tutti i livelli”. “ Il nostro obiettivo è quello che il diritto sia riconosciuto a tutti coloro (come anziani totalmente non autosufficienti o persone allettate) che non possono essere trasportate ai seggi elettorali. Inoltre chiederemo nella prossima legislatura che, laddove i seggi siano situati in edifici con gravi barriere architettoniche, come spesso accade anche a Cagliari, la legge disciplini il voto domiciliare. Tutti i giorni riceviamo telefonate di cittadini in particolare anziani letteralmente spaventati nel sapere che il loro seggio è situato in una scuola magari al primo piano e senza ascensore. Molto è stato fatto per rendere i seggi accessibili ma in attesa dell’abbattimento delle stesse bisognerà garantire il diritto di voto a tutti.”
Un ruolo importanze per queste elezioni lo avranno i Sindaci dei Comuni, i quali dovranno diffondere questa informazione tra i loro cittadini e accoglierne le richieste che gli interessati dovranno far pervenire entro il prossimo sabato 25 marzo in modo tale che possano includere per tempo negli appositi elenchi, i nomi degli elettori ammessi al voto a domicilio.

Come fare?
Gli elettori che si trovino nelle condizioni descritte dalla legge devono far pervenire, entro SABATO 25 marzo, al sindaco del comune nelle cui liste elettorali sono iscritti, una dichiarazione attestante la volontà di esprimere il voto presso l’abitazione in cui dimorano e indicando l’indirizzo completo.
Devono allegare copia della tessera elettorale e un certificato medico da cui risulti che l’infermità comporta una “dipendenza continuativa e vitale da apparecchiature elettromedicali, tale da impedire all’elettore di recarsi al seggio” e se il soggetto ha necessità di essere assistito durante l’esercizio del voto. Questo certificato può essere rilasciato esclusivamente da un medico designato dalle Aziende Sanitarie Locali.
Il sindaco
A questo punto iniziano le competenze del sindaco che una volta ricevuta e verificata la completezza della documentazione deve includere i nomi degli elettori ammessi al voto a domicilio in appositi elenchi distinti per sezioni e consegnarli in occasione delle elezioni al presidente di ciascuna sezione, il quale, all’atto della costituzione del seggio, provvede a prenderne nota sulla lista elettorale della sezione.
Il sindaco nel frattempo rilascia ai richiedenti un’attestazione dell’avvenuta inclusione negli elenchi e pianifica il supporto tecnico e operativo a disposizione degli uffici elettorali di sezione per la raccolta del voto domiciliare.
Nel caso in cui gli elettori si trovino presso una dimora ubicata in un comune diverso da quello d’iscrizione nelle liste elettorali, il sindaco del comune d’iscrizione, oltre agli adempimenti già visti, comunica i relativi nominativi ai sindaci dei comuni dove dimorano i disabili e dove quindi avverrà la raccolta del voto a domicilio. Questi ultimi provvedono a predisporre gli elenchi e a consegnarli ai presidenti degli uffici elettorali di sezione nelle cui circoscrizioni sono ubicate le dimore degli elettori.
Come si vota?
Il voto viene raccolto, durante le ore in cui è aperta la votazione, dal presidente dell’ufficio elettorale di sezione nella cui circoscrizione dimora il disabile. Sono presenti uno degli scrutatori del seggio, designato con sorteggio, e il segretario. Possono partecipare anche i rappresentanti di lista che ne facciano richiesta. Il presidente deve assicurare la libertà e la segretezza del voto.
Le schede votate sono custodite dal presidente e sono immediatamente riportate presso l’ufficio elettorale di sezione e immesse nell’urna destinata alle votazioni.


STORIA DELLA PETIZIONE PROMOSSA DAL COMUNE DI ROMA E PARTITO RADICALE e da me sottoscrittoPubblicato nel novembre 2005 su www.romaone.itCi sono migliaia di italiani che, da sempre, sono esclusi dalle elezioni: i disabili gravi, (in-trasportabili). RomaOne.it, insieme al Comune di Roma e ai Radicali lancia UNA PETIZIONE. Per fare chiarezza

Nonostante la nostra Carta Costituzionale garantisca il diritto di voto, c'è una parte di popolazione che da sempre non può partecipare alla consultazione elettorale. Sono i disabili gravi, cosiddetti in-trasportabili, che non possono cioè muoversi dai loro alloggi, perché immobilizzati o dipendenti da apparecchi macchinosi e poco agevoli da spostare (respiratori, flebo, etc...). Per queste persone infatti, non è previsto il voto domiciliare. E' un problema sommerso su cui per ora la politica non si pronuncia, e che viene scarsamente monitorato dagli stessi istituti di rilevazione nazionale. Ad oggi infatti, non è possibile neanche conoscere il numero preciso di disabili gravi esistenti in Italia: l'ultima stima Istat risale al 2000, e parla di 100mila individui in tutta Italia. Tuttavia, da oltre 5 anni queste stime non vengono aggiornate, relegando i portatori di handicap gravi a una forma di invisibilità inaccettabile per un paese democratico, in cui ad ogni cittadino spetta il diritto di partecipare al governo del Paese.Per questo i firmatari di questo appello, promosso dal quotidiano www.romaone.it con il sostegno del consigliere delegato all'handicap del Comune di Roma, Ileana Argentin, ai Radicali italiani e al Difensore Civico di Roma, chiedono al Ministero dell'Interno di stabilire le modalità e i mezzi per assicurare a queste persone il diritto di votare. Un'altra adesione all'appello è giunta anche da Matteo Costantini, Coordinatore Margherita Centro Storico di Roma, che ci ha espresso il suo sostegno tramite una mail indirizzata alla posta di redazione, Marco Espa capogruppo margherita comune di Cagliari e presidente associazione bambini cerebrolesi Sardegna e l'attore teatrale Michele La Ginestra, che per ora ha aderito all'iniziativa.

mercoledì, marzo 22, 2006

Il foglio degli appunti strategici di Silvio Berlusconi


Grazie al nostro agente a L'Habana, cagliarimonamour è entrato in possesso del foglio sul quale Berlusconi appuntava le sue idee durante il confronto con Prodi.

I tagli alla Pubblica Amministrazione

COMUNICATO STAMPA

Lo scorso 4 marzo si è tenuto a Cagliari, nella sala conferenze dell’hotel Panorama, il Secondo Congresso Provinciale della Uil Pubblica amministrazione.
Di seguito riportiamo le dichiarazioni del Coordinatore Giuseppe Nieddu sulla difficile situazione che sta attraversando il settore.

DICHIARAZIONE

La necessità del governo nazionale di contenere la spesa si è manifestata in maniera palese anche nella Pubblica amministrazione, sia con il blocco delle assunzioni sia con la privatizzazione di diversi servizi, con effetti ben visibili anche in Sardegna.
Questo settore ha contribuito non più alla creazione di posti di lavoro stabili ma, in molti casi, di posti precari, analogamente al settore privato, giungendo in alcune occasioni a colmare veri e propri vuoti di organico utilizzando manodopera in affitto.
La gestione al ribasso della pianta organica sta portando verso una parziale paralisi delle attività. La drastica riduzione delle spese di funzionamento determina una sorta di “deregulation” che premia alcuni ambienti finanziari ed economici, favoriti da una minor vigilanza fiscale, previdenziale e sulla sicurezza nel posto di lavoro.
Questo generale lassismo secondo il governo avrebbe dovuto innescare una spontanea ripresa economica, ma le cose sono andate in modo diverso.
Sono infatti cresciute le rendite di posizione degli oligopoli che, imponendo prezzi e tariffe a loro piacimento, hanno avviato un meccanismo fuori controllo, con la crescita dei prezzi di alcuni beni e servizi, che ha avuto effetti immediati e negativi tanto sul potere d’acquisto di lavoratori e pensionati, quanto sulla competitività dell’intero sistema. I molteplici fattori, non solo interni ma anche internazionali, che determinano l’attuale fase di stagnazione economica stanno potando verso una grave disparità sociale, con ampie fasce di cittadini che oggi si ritrovano una busta paga assai più leggera.
Un’equa ridistribuzione della ricchezza prodotta dall’intero Paese non sembra però rientrare negli obiettivi dell’attuale governo: questo sarà il compito primario che dovrà assumersi lo schieramento di centrosinistra, se riuscirà ad affermarsi alle prossime elezioni.
Sul tavolo vi è la proposta avanzata dalla Uil per ridurre la tassazione sul reddito da lavoro, del tutto simile a quella presentata dalla coalizione guidata da Romano Prodi.
Il rilancio dell’economia e delle politiche sociali non può però prescindere da una pubblica amministrazione efficiente. È perciò necessario investire risorse adeguate sul fronte delle nuove tecnologie e della formazione professionale e mettere a disposizione della collettività una pubblica amministrazione capace di interagire con le altre nazioni europee nella gestione di problematiche comuni: lotta alla criminalità, al terrorismo, alla droga, i temi dell’immigrazione.
Oggi è necessario opporsi con grande determinazione allo smantellamento dell’apparato pubblico. A costo di sembrare retrogradi, noi auspichiamo uno Stato che eserciti fino in fondo le sue prerogative nella sicurezza dei cittadini, nella sanità, nella previdenza, nell’istruzione, nel fisco, nella ricerca scientifica e nei trasporti.

Giuseppe Nieddu
Coordinatore Uil Pubblico Impiego della provincia di Cagliari

COMUNICATO STAMPA
Dopodomani, giovedì 23 marzo, nella sala convegni del Caesar’s Hotel di Cagliari (Via Darwin, 2/4) si terrà il Secondo Congresso Regionale della UilA (Uil Agricoltura).

I lavori inizieranno alle 9 e 45 con la relazione del segretario regionale Marco Loy; seguirà una tavola rotonda sul “Piano Regionale Ambientale di Forestazione” cui prenderanno parte, tra gli altri, il segretario nazionale della UilA Pietro Pellegrini, il segretario generale della Uil sarda Gino Mereu, l’assessore regionale all’Ambiente Tonino Dessì.

Il Congresso si concluderà alle 18 con l’elezione del segretario regionale di categoria.

la segreteria regionale UilA

Cagliari, 21 marzo 2006

Si allega di seguito il programma.


Programma dei Lavori

Mattina
09.00 Arrivo e distribuzione materiale Congressuale
09.30 Insediamento Presidenza e Adempimenti Congressuali
09.45 Relazione del Segretario Regionale UILA, Marco Loy
10.15 Saluti degli Ospiti
11.00 Tavola rotonda :
Piano Regionale Ambientale di Forestazione R.A.S.
Relatori:
On. le Tonino Dessì, Assessore Regionale
della Difesa dell’Ambiente R.A.S.
Dr. Carlo Murgia, Presidente E.F.S
Dr. Graziano Nudda, Direttore Generale E.F.S.
Dr. Carlo Boni, Direttore Generale del C.F.V.A.
Dr. De Martini Alessandro,Direttore Generale Ass.to Ambiente
Dr. Pietro Pellegrini, Segretario Nazionale UILA
Dr. Gino Mereu, Segretario Generale UIL Sardegna
13.00 Intervento del Segretario Generale UIL Sardegna
Dr. Gino Mereu
13.30 Pausa pranzo
Pomeriggio
15.30 Dibattito Congressuale16.30 Intervento del Segretario Nazionale UILA
Dr. Pietro Pellegrini17.30 Elezione Organismi
18.00 Elezione del Segretario

domenica, marzo 12, 2006

Ancora 1000 volte NO alla GUERRA

Il 19 marzo 2003 iniziavano i bombardamenti dell'Iraq con pretesti basati su clamorose bugie.

Malgrado le atrocità di cui si è macchiato il governo degli Stati UNITI guidato da Bush, l'Italia persiste nel suo ruolo di appoggio all'occupazione

• Chiediamo il ritiro immediato delle truppe italiane e di tutte le truppe straniere dall’Iraq - diciamo basta al furto del petrolio iracheno
• Chiediamo la fine dell'occupazione israeliana sul territorio palestinese e la creazione di uno stato palestinese indipendente
• Per il rispetto dei diritti umani, delle libertà civili, la fine della tortura, dei sequestri, delle detenzioni illegali, delle prigioni segrete e contro ogni forma di repressione

Chiediamo la fine dell'occupazione militare in Sardegna

occupazione particolarmente attiva nelle basi militari più vaste e inquinanti d'Europa: Quirra, Teulada, Capo Frasca, Decimomannu, La Maddalena, di cui a gran voce si chiede da tempo la chiusura.
Sono ormai urgentissime indagini sulla salute degli abitanti delle zone che hanno la sfortuna di ospitarne, e sui danni ambientali causati.
E' ora che le forze armate dichiarino quali tipi di armi si sono usate e si continuano ad usare (ad esempio all'URANIO IMPOVERITO).

Con il NO alle basi militari diciamo basta ad un sistema di esportazione di guerra, morte e minaccia diretta contro tutti i popoli sotto il mirino della superpotenza USA

Chiediamo che la più pericolosa delle basi militari in Sardegna, quella per sommergibili nucleari statunitensi de LA MADDALENA, sia smantellata in tempi rapidissimi. Pensiamo che, malgrado le dichiarazioni di alcuni mesi fa,
GLI AMERICANI IN REALTÀ NON HANNO ALCUNA INTENZIONE DI ANDARSENE

Chiediamo che Cagliari sia liberata dal rischio di un incidente nucleare

NO ALLA SOSTA E AL PASSAGGIO DI SOMMERGIBILI NUCLEARI NEL PORTO DELLA NOSTRA CITTÀ

Mobilitiamoci per affermare il diritto alla pace di tutti i popoli, compreso quello sardo, e la liberazione da tutte le occupazioni militari


SABATO 18 MARZO dalle ore 9.30 davanti al porto nucleare Piazza darsena, Cagliari


seguirà corteo lungo Via Roma, Largo Carlo Felice, Corso Vittorio Emanuele, V.le Trento, V.le Sant'Avvendrace, P.zza S.Michele,, Via Is Mirrionis, fine percorso spiazzo sterrato accanto alla Scuola Italo Stagno, ai piedi del colle di Tuvumannu
COMITATO CONTRO LA GUERRA

giovedì, marzo 09, 2006

Genova 2001, io non dimentico!

Genova 2001, io non dimentico! sostieni le spese legali per i processi
di Genova, con il 5 x 1000

Quest'anno sara' possibile devolvere il 5 per mille della propria
dichiarazione dei redditi ad associazioni ed enti.

Il Comitato Piazza Carlo Giuliani e' fra i possibili beneficiari del 5
per mille.
Una nuova norma infatti introduce il 5 per mille: si tratta di un
contributo destinabile, per decisione del contribuente, ad associazioni
di volontariato, Onlus (Organizzazioni non lucrative di utilita'
sociale), ricerca scientifica...

Questa scelta non cambia nulla per il contribuente, ne' in aggiunta ne'
in sottrazione alla cifra "dovuta" al fisco, ma può cambiare molto per i
processi in corso a Genova.

I comitati Piazza Carlo Giuliani e Verità e Giustizia per Genova
chiedono di sostenere la segreteria legale impegnata nei processi in
corso a Genova, anche in questa forma per chi compila il modello 730 o
il modello Unico compilando la scheda per la destinazione del 5 per mille:

1. immettendo i propri dati anagrafici e il proprio codice fiscale
2. firmando nel riquadro indicato come "sostegno del volontariato, delle
organizzazioni non lucrative di
utilita' sociale..." (il primo a sinistra dei quattro che si trovano
nella dichiarazione)
3. indicando in quel riquadro il codice fiscale 950 752 501 00

I titolari di un solo reddito da lavoro dipendente o di una pensione che
non devono presentare la dichiarazione dei redditi possono consegnare la
scheda (come si fa anche per l'8 per mille) in busta chiusa ad un
ufficio postale, a uno sportello bancario o a un intermediario abilitato
alla trasmissione telematica (CAF, commercialisti ecc.).

I comitati Piazza Carlo Giuliani e Verità e Giustizia per Genova

Sciopero e sit in alla H3G di Cagliari

LA SLC-CGIL PROCLAMA PER LUNEDÌ 13 MARZO 2006
LO S C I O P E R O DEI LAVORATORI H3G CAGLIARI
RIVENDICHIAMO I NOSTRI DIRITTI DI LAVORATORI

I lavoratori in Italia hanno lottato a lungo, già nel corso dell’800, per conquistare elementari diritti come il posto di lavoro, la salute in questo, il salario, le libertà sindacali. Nel tempo si sono modificati i conflitti e i rapporti fra le parti, scoprendo l’importanza del confronto costruttivo, necessario per il bene dei lavoratori e del datore di lavoro. Così, attraverso decenni di lotte durissime, si è arrivati a forme di confronto democratico, grazie soprattutto alla responsabilità sociale degli stessi lavoratori, fautori di una vera democrazia dal basso nata attraverso l’unità e la nascita dei sindacati. E si è arrivati alla ricostruzione di un paese distrutto e all’ascesa economica dell’Italia, grazie alla forza politica e sociale di milioni di lavoratori e lavoratrici.
Oggi viviamo però una nuova fase politico-economica che vede anche il nostro paese passare a più moderne forme di mercato del lavoro sempre più libero e precario, con grandissime difficoltà per i più giovani e le aree meno sviluppate; una fase che registra il massimo vantaggio per le aziende e i capitali che operano per raggiungere il massimo profitto con il minor costo del lavoro.
Così per i giovani Sardi, così in particolare per i giovani di Cagliari, area metropolitana in cui si concentra una percentuale altissima di lavoratori di call center.
Oggi i call center vengono considerati “strategici” dagli esperti di marketing perché negli ultimi anni le aziende hanno puntato su una maggiore fidelizzazione della clientela, piuttosto che su nuove acquisizioni sempre più difficili e costose.
In un articolo su Le Monde Diplomatique (maggio 2000), compariva un titolo eloquente: “I Nuovi Schiavi Del Marketing Telefonico”. Gilles Balbastre descrive così l’attività degli impiegati nei call center:
…orari sfalsati, flessibilità ad oltranza, tempo parziale, impiego mobile del tempo, utilizzo del lavoro interinale fino al 30% o addirittura al 40% degli effettivi, bassi salari, gerarchia opprimente, fanno parte del quotidiano di buona parte di questa truppa della "nuova economia". La concentrazione -per motivi di redditività e di economie di scala- di centinaia di salariati nel medesimo sito, allineati in sale immense, con il casco fissato alle orecchie e il naso incollato allo schermo del loro computer, accentua il carattere opprimente di queste fabbriche del terziario dei tempi moderni. Il management, tuttavia, vuole passare per "cool", "all'americana": è di rigore darsi del tu e le serate aziendali vedono la gerarchia mischiarsi alla base. Ma guai a chi non si conforma a questa cultura d'impresa: i contratti di formazione e i lavoratori interinali non vengono rinnovati, i titolari perdono le gratifiche.”…“I dipendenti di queste imprese non sono quindi lavoratori nomadi svincolati da qualsiasi gerarchia. Le loro condizioni di lavoro somigliano, per certi versi, a quelle dei loro nonni, operai specializzati. Con la differenza che la loro capacità di mobilitarsi è ancora allo stadio embrionale. In alcuni call center sono scoppiati sporadicamente dei conflitti. Bene o male sono riuscite a prendere piede delle strutture sindacali. Ma iscriversi a un sindacato e avanzare delle rivendicazioni equivarrebbe, per questi "dequalificati scolastici", ad ammettere che sono dei dipendenti sfruttati da questa new economy tanto celebrata. E sarebbe come ammettere la propria sconfitta sul piano sociale.”
E si era solo nel 2000.
Dunque giovani costretti ad orari flessibili, salari flessibili, norme flessibili, e la quotidiana ansia della precarietà, l’incertezza del proprio posto di lavoro.
Uno scenario difficile in cui reclamano attenzione e giustizia i Diritti dei Lavoratori e i Diritti Sindacali, e ciò avviene attraverso l’opera di giovani lavoratori che, oltre a credere all’importanza dell’attività sindacale quotidiana a difesa di questi Diritti, credono anche nelle aziende per le quali giorno dopo giorno lavorano con passione.

La sede h3g di Cagliari non sfugge a quelle riflessioni “attualissime”; ed è avvenuto che alcuni lavoratori abbiano seriamente e coscienziosamente intrapreso l’attività sindacale, e hanno rappresentato con responsabilità i propri colleghi.
Questa serietà, questa coscienza e questa professionalità però a qualcuno non è piaciuta, certamente perché ha avvertito un ridimensionamento della propria autonomia d’azione. Hanno allora pensato di colpire un anello debole, un Rappresentante dei Lavoratori con un contratto di formazione lavoro, presentandogli il conto alla fine del 24° mese; le motivazioni addotte, qualunque esse siano, hanno avuto l’unico scopo e risultato finale di colpire i Diritti Sindacali dei Lavoratori; hanno avuto l’unico scopo di lanciare un monito intimidatorio a tutti i Lavoratori della sede di Cagliari.
La risposta però è stata diversa da quella attesa: non lavoratori dalle teste chine, ma lavoratori stretti intorno al collega e attivamente partecipi alle assemblee del 17 febbraio e del 23 febbraio. La Partecipazione cui ci riferiamo si traduce nell’analisi critica del modello adottato dall’azienda per le valutazioni, cogliendone storture, buchi, limiti, e la poca attendibilità scientifica. Non è un caso che questo modello che ha visto la conferma di quasi la totalità dei cfl si sia inceppato di fronte ai Diritti Sindacali: chi oggi ha utilizzato questo strumento si è servito delle valutazioni per giustificare una scelta di carattere politico. Un atto vile teso ad indebolire le convinzioni dei Lavoratori, l’operato dei Rappresentanti. Un atto ancor più grave perché mina il difficile confronto fra le parti, finalizzato da mesi a ripristinare serenità e a ricercare soluzione equa per le situazioni critiche.
La nuova Partecipazione dei lavoratori della sede di Cagliari è però andata oltre questo difficile caso (un collega che perde la sua risorsa economica, viene attaccato nei suoi diritti sindacali, viene umiliato dalla rielaborazione della sua valutazione), denunciando alle RSU e alle Organizzazioni Sindacali una situazione difficile:
cronica eterogeneità di interpretazioni aziendali relativamente alle norme di legge e alle stesse disposizioni interne aziendali; i negativi comportamenti in operativo che violano la sensibilità e la privacy del lavoratore richiamato per nome e cognome; il mancato rispetto della L.626; la mancata alternanza sulle lavorazioni a discapito della crescita professionale del lavoratore; la mancata rotazione dei giorni liberi e dei riposi nel fine settimana; indecorosi favoritismi relativamente all’operatività e alle riduzioni dell’orario lavorativo; ancora la violazione della privacy attraverso l’utilizzo improprio dei sistemi operativi e dei reports (controllo a distanza del lavoratore).

Tutto questo mostra, oltre al malessere generalizzato dei Lavoratori della sede di Cagliari, una politica della gestione delle “risorse umane” piccola e pericolosa, e l’evidente responsabilità in questo senso dei quadri dirigenziali della sede di Cagliari, e il mancato controllo da parte dell’azienda sulla gestione in atto.
Una situazione che offende l’intelligenza e la sensibilità dei Lavoratori del sito di Cagliari, e che richiede un tempestivo confronto tra le parti tanto a livello locale, quanto a livello nazionale.

LUNEDÌ 13 MARZO 2006 SCIOPERO E MOBILITAZIONE DI TUTTI I LAVORATORI DELLA SEDE DI CAGLIARI PER L’INTERO TURNO DI LAVORO E CON ASSEMBRAMENTO FUORI DAI CANCELLI

SARÀ L’OCCASIONE PER RIFLETTERE INSIEME SU QUANTO AVVIENE GIORNO DOPO GIORNO IN QUESTO SITO E PER RIVENDICARE E DIFENDERE I DIRITTI DEI LAVORATORI

mercoledì, gennaio 11, 2006

La UIL sulla finanziaria

COMUNICATO STAMPA

Il segretario generale della Uil Sarda Gino Mereu chiede al Consiglio regionale l’accelerazione dei tempi per l’approvazione della Legge Finanziaria del 2006


DICHIARAZIONE DEL SEGRETARIO GENERALE DELLA UIL SARDA SULL’AVVIO DELLA DISCUSSIONE IN CONSIGLIO REGIONALE DELLA LEGGE FINANZIARIA E DI BILANCIO


Ritengo importante che il Consiglio regionale approvi in tempi rapidi la Legge Finanziaria e di Bilancio per il 2006, affinché si possano avviare celermente le politiche di sviluppo programmate e quelle di sostegno alle imprese.
Il sistema produttivo e il mondo del lavoro chiedono, infatti, risposte rapide per far fronte alle attuali emergenze del settore industriale, di quello manifatturiero e agricolo, e attendono segnali concreti di ripresa economica.
Considero per altro positivo il fatto che siano state escluse dal testo della legge Finanziaria le cosiddette “norme intruse”, poiché contengono elementi di grande innovazione, che meritano un ampio approfondimento e un dibattito aperto a tutte le parti sociali.
Auspico, infine, che l’Assemblea regionale tenga conto del pesante disagio sociale che da tempo investe la nostra Isola e individui strumenti adeguati per contrastare la crescente disoccupazione, le vecchie e le nuove povertà.

Il segretario generale della Uil sarda
Gino Mereu

Cagliari, martedì 10 gennaio 2006

venerdì, dicembre 23, 2005

Agenda per il 2006


Comunicato Stampa

Mercoledì 21 dicembre la Direzione regionale della Uil si è riunita a Cagliari per fare il punto sulla situazione sociale ed economica della Sardegna, al termine di un anno contrassegnato da grandi difficoltà.
La Direzione ha accolto l’invito del segretario generale Gino Mereu affinché il sindacato accentui il ruolo propositivo delle sue azioni, per essere di stimolo e partecipare attivamente al rilancio della nostra Isola. Nell’anno che sta per iniziare è necessario porre le basi solide per una generale ripresa del sistema produttivo, risolvendo innanzitutto le questioni, ormai storiche, che frenano la crescita.
La Direzione pone ai primi punti dell’”Agenda degli interventi” il lavoro, l’energia, il rilancio della chimica, i trasporti.
Rispetto all’occupazione è necessario ripensare una strategia politica che sappia sostenere le fasce più deboli dei lavoratori e intervenire con strumenti finanziari efficaci, tali da attenuare le tensioni emergenti. Un maggior impegno sul fronte del lavoro sarà determinante anche per combattere le vecchie e nuove povertà, che spingono verso fasce di reddito minimo un numero sempre maggiore di famiglie, creando una progressiva disparità sociale.
Per quel che riguarda l’energia si chiede alla Giunta regionale una maggior chiarezza e coerenza rispetto alle strategie decise per il medio e lungo periodo (metanizzazione, elettrodotto, carbone del Sulcis, centrale termoelettrica di Fiume Santo, energie alternative), mentre per il breve periodo è necessario individuare soluzioni che portino a una riduzione dei costi della bolletta elettrica per l’apparato industriale.
Resta poi a tutt’oggi irrisolta la questione dei trasporti. Come l’energia, i trasporti rappresentano un nodo cruciale per la competitività dei prodotti sardi, che con sempre maggior difficoltà riescono a difendere gli spazi occupati sia sul mercato nazionale che internazionale e determinano la fuga (valga come esempio la Legler di Macomer) di importanti realtà produttive.
L’anno che verrà sarà decisivo per la nostra Isola; l’uscita dall’Obiettivo Uno ci impone l’individuazione di nuove fonti di finanziamento che possano sostenere un modello di sviluppo in grado di portare la qualità della vita in Sardegna al livello delle aree europee più sviluppate, e la soluzione della vertenza con lo Stato sulle entrate fiscali potrà rappresentare un buon punto di partenza per costruire il “Piano generale di sviluppo”, annunciato da questa Giunta regionale fin dal giorno del suo insediamento e che è stato uno dei punti cardine del consenso ottenuto. In esso dovranno essere articolate le politiche di settore (industria, turismo, artigianato e agricoltura) e sarà finalmente chiaro il modello di crescita che questa maggioranza intende perseguire.
Ma per giungere a una sua efficace elaborazione è necessario che questo esecutivo avvii una politica di condivisione dei percorsi con le parti sociali e che con esse riapra un dialogo costruttivo, tale da dare maggior fiducia ai lavoratori, agli imprenditori e all’intero popolo sardo.
Questa è l’unica condizione attraverso la quale l’intera collettività sarà pronta a partecipare a una nuova stagione di rinascita e a scendere in campo per vincere la scommessa dello sviluppo.

la direzione regionale
della UIL sarda

Cagliari, 23 dicembre 2005

martedì, dicembre 13, 2005

Ultime dal Poetto di Cagliari

Si è tenuta questa mattina presso il giudice dott. Giorgio Cannas la seconda udienza preliminare relativa al procedimento penale (R.G. n. 9090/2004) relativo ai purtroppo noti "lavori di risanamento del litorale del Poetto" condotti dall’Assessorato viabilità della Provincia di Cagliari. Indagati l’ex presidente della Provincia Sandro Balletto, dell’ex assessore dei lavori pubblici della Provincia di Cagliari Renzo Zirone, del geologo provinciale Salvatore Pistis, del dirigente dell’Assessorato provinciale dei lavori pubblici e direttore dei lavori ing. Andrea Gardu, del responsabile del complesso dei lavori ing. Lorenzo Mulas, del presidente del consiglio di amministrazione della Mantovani s.p.a. e legale rappresentante dell’A.T.I. esecutrice Piergiorgio Baita, del funzionario dell’impresa "ripascitrice" Sidra Daniele Defendi e dell’amministratore unico della Sarcobit s.r.l. (impresa stoccatrice di 800 metri cubi di sabbia nell’ex Tiro a Volo) Marcello Vacca nonché di cinque componenti della commissione di monitoraggio. L’indagine condotta dai pubblici ministeri Guido Pani e Daniele Caria ipotizza in particolare i reati di danneggiamento aggravato di beni pubblici (art. 635 cod. pen.), abuso di ufficio (art. 323 cod. pen.), violazione del vincolo paesaggistico (art. 181 del decreto legislativo n. 42/2004). E’ stata accolta l’istanza di costituzione di parte civile dell’associazione ecologista Amici della Terra, rappresentata dall’avv. Lia Pacifico, (analogamente alla Regione autonoma della Sardegna, all'Agenzia del Demanio, al Comune di Cagliari, al WWF, a Legambiente), già presentata in tale sede. Successivamente, in sede di apertura del dibattimento penale, verrà avanzata istanza di costituzione di parte civile anche da parte del Gruppo d’Intervento Giuridico. Azioni finalizzate ad ottenere in primo luogo giustizia per un pesante danno ambientale ed al patrimonio affettivo dei cagliaritani e l’obbligo del ripristino ambientale a carico dei responsabili.
La vicenda dei "lavori di risanamento del litorale del Poetto", svolti grazie a fondi comunitari, ha portato in questi ultimi tre anni a parecchie "sorprese" negative: la candida e fine sabbia del Poetto ha subìto un pesante ripascimento (370.000 metri cubi) con sabbia ben più grossa e scura, con caratteristiche differenti e ricca di materiale organico e di pietre, la vecchia viabilità costiera, sostituita dalla nuova strada lungo-saline, non è stata completamente rimossa, le dune non sono state realizzate, la pineta non è stata ripristinata ed è divenuta un mega-parcheggio, in buona parte a servizio di chioschi di dubbia legittimità’. Il progetto iniziale, munito delle necessarie autorizzazioni di carattere ambientale, ed il relativo capitolato d’appalto non appaiono rispettati, così come i termini per l’ultimazione dei lavori, e non hanno convinto minimamente le assicurazioni dell’Amministrazione Provinciale uscente, con tanto di costosi opuscoli dalle foto "taroccate" ed "esperti" convenzionati: la difesa ad oltranza, spintasi fino ad accusare i "terroristi ecologisti" di aver addirittura disseminato la spiaggia di proiettili della II guerra mondiale, oggi ha virato di 180 gradi e parla di "errori" dell’impresa esecutrice e dei tecnici. A fianco dell’indignazione popolare, con gran risalto sui mezzi di informazione nazionali e locali, gli Amici della Terra ed il Gruppo d’Intervento Giuridico hanno, quindi, provveduto ad interessare (marzo e luglio 2002) la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari e la locale Procura della Corte dei conti che hanno avviato le relative indagini. La deputata verde on. Monica Frassoni ha inoltrato specifica interrogazione alla Commissione europea sulla gestione dei fondi ed il rispetto del progetto approvato. Adesso il procedimento penale. Ma il Poetto potrà mai ritornare come prima ‘ Speriamo fortemente innanzitutto nell’azione del mare e degli eventi atmosferici, nella natura. Che possa almeno temperare la sconsiderata mano dell’uomo...
p. Gruppo d’Intervento Giuridico
e Amici della Terra
Stefano Deliperi

PIANO PAESAGGISTICO REGIONALE, BUONE PROSPETTIVE

Il 13 dicembre 2005, la Giunta regionale ha adottato il piano paesaggistico regionale, per ora limitato agli ampi ambiti costieri con alcune estensioni verso l'interno dell'Isola. Prima tappa verso la pianificazione paesistica di tutto il territorio regionale.

In contemporanea i numerosi documenti del piano (deliberazione di adozione, relazioni illustrative, tecniche, del comitato scientifico, normativa tecnica di attuazione, 5 tavole illustrative in scala 1 : 200.000 + compact disk con 141 carte in scala 1 : 25.000, con 38 carte in scala 1 : 50.000 e 27 schede illustrative degli ambiti costieri) sono già sul sito web della Regione (www.regione.sardegna.it/pianopaesaggistico) con un bell'esempio di trasparenza istituzionale purtroppo non comune.

Da un primissimo esame, necessariamente sommario, alcuni punti appaiono piuttosto qualificanti: nei 27 ambiti di paesaggio si prevede una sostanziale esclusione di ulteriori volumetrie nella fascia costiera perimetralmente definita, potranno proseguire soltanto gli interventi legittimamente autorizzati alla data di entrata in vigore della legge regionale n. 8/2004, la c. d. legge salva-coste.

Si prevedono, poi, quattro diverse graduazioni di tutela, dagli ambiti di conservazione integrale alle aree meritevoli di riqualificazione ambientale, aumenterà l'estensione di terreno per edificare nelle zone agricole (dal limite minimo attuale di un solo ettaro si passerà a 10 ettari dove sono colture intensive e, addirittura, a 20 ettari dove sono colture estensive) e per sole strutture connesse alla conduzione agricola ed aumenteranno le disposizioni di tutela per le campagne (salvaguardia delle recinzioni tradizionali, come il muretto a secco, divieto di nuova viabilità, salvaguardia degli alberi monumentali, ecc.).

Inoltre, al di fuori dei centri urbani (dove si punta al recupero urbanistico delle periferie), i Comuni non potranno più decidere in esclusiva gli interventi di trasformazione territoriale, ma subentrerà una procedura di co-pianificazione con il coinvolgimento regionale.

Il piano paesaggistico regionale (P.P.R.) è strumento di pianificazione e gestione del territorio sovraordinato e vincolante rispetto agli atti di pianificazione delle province (piano urbanistico provinciale ? P.U.P.) e dei comuni (piano urbanistico comunale - P.U.C.): questi ultimi dovranno, quindi, essere adeguati alle previsioni di "tutela dinamica" del P.P.R. Dopo l'adozione da parte della Giunta regionale, sarà il momento della fase della concertazione con gli Enti locali e tutti i soggetti sociali interessati.

La previsione di un procedimento "aperto" ai soggetti istituzionali e sociali per l'adozione del piano paesaggistico regionale è insita nella filosofia ispiratrice e nelle medesime previsioni normative (convenzione europea sul paesaggio, decreto legislativo n. 42/2004, legge regionale n. 8/2004, linee guida per la redazione del P.P.R. approvate dal Consiglio regionale il 26 maggio 2005). La proposta di P.P.R., una volta adottata dalla Giunta regionale, deve essere pubblicata per un periodo di sessanta giorni consecutivi all'albo di tutti i Comuni territorialmente interessati (art. 11 della legge regionale n. 45/1989, come sostituito dall'art. 2 della legge regionale n. 8/2004). Per favorire la partecipazione e la concertazione istituzionale, il Presidente della Regione ' durante il periodo della pubblicazione presso gli albi pretori comunali ' convoca apposite conferenze pubbliche per illustrare la proposta di P.P.R. e raccogliere osservazioni, proposte e suggerimenti: ad esse devono essere convocati "i soggetti interessati", cioè gli Enti locali, le associazioni ecologiste, le associazioni imprenditoriali, ecc. In tali conferenze pubbliche possono essere raccolte osservazioni, proposte, ecc. in forma scritta, da esaminare nella prosecuzione dell'iter procedimentale di approvazione del P.P.R., anche se ? per aver pieno valore giuridico e dover essere motivatamente esaminate ai fini dell'approvazione dell'atto di pianificazione definitivo ? necessitano della successiva proposizione al Presidente della Regione nel periodo di trenta giorni successivo all?ultimo giorno di deposito (art. 11, comma 2°, della legge regionale n. 45/1989, come modificato dall?art. 2 della legge regionale n. 8/2004).

Al termine, dopo aver esaminato le varie osservazioni pervenute, la Giunta regionale approverà definitivamente il P.P.R. Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico, ad un primo esame sommario del nuovo P.P.R., confermano una valutazione provvisoria positiva e confermano la partecipazione al procedimento di approvazione definitiva del piano nei modi previsti dalla legge.

Si ricorda, inoltre, che nell'estate scorsa è stata consegnata al Presidente della Regione autonoma della Sardegna on. Renato Soru ed al Presidente del Consiglio regionale on. Giacomo Spissu la petizione popolare per la salvaguardia delle coste sarde promossa dagli Amici della Terra e dal Gruppo d?Intervento Giuridico. Gli aderenti sono stati ben 3.515 e vedono tra di loro parlamentari europei (on. Monica Frassoni), l'intera direzione nazionale degli Amici della Terra (Rosa Filippini, Walter Baldassarri e Maria Laura Radiconcini), personalità della cultura (lo scrittore Giorgio Todde), personalità del volontariato attivo (don Ettore Cannavera), rappresentanti di associazioni ecologiste di tutto il Mediterraneo (Coordinamenti Friends of the Earth dell?Europa e del Mediterraneo, associazioni nazionali aderenti a Friends of the Earth di Francia, Spagna, Cipro, Israele, Palestina, Croazia, Tema Foundation della Turchia, Istria Verde della Croazia, N.T.M. di Malta, C 21 dell?Algeria, Green Action della Croazia, European Geography Association della Grecia, E.N.D.A. della Francia, Green Home del Montenegro, S.P.N.L. del Libano, Link di Israele, E.N.D.A. Maghreb del Marocco, Tunisian Front Organization della Tunisia, Ecomediterrania della Spagna, O.D.R.A.Z. della Croazia, A.P.E.N.A. della Tunisia, A.F.D.C. del Libano, R.A.E.D. dell?Egitto, Ceratonia Foundation di Malta, C.O.A.G. della Spagna, WWF ? programma Mediterraneo dell?Italia, I.P.A.D.E. della Spagna, Forum della Laguna di Venezia dell?Italia, W.A.D.A. del Libano, Associazione per la Wilderness dell?Italia), componenti di formazioni politoco-sociali (vari aderenti a circoli di Progetto Sardegna) e, soprattutto, tanti comuni cittadini sardi, di tante altre parti d?Italia e numerosi stranieri. La petizione chiede che il nuovo piano paesistico contenga efficaci misure di tutela, una fascia di rispetto costiero di almeno 500 metri dal mare e la conservazione integrale dei tratti costieri ancora integri o non compromessi. Si chiede, poi, anche l?istituzione dell?Agenzia per la Salvaguardia delle Coste cui affidare l?acquisizione al patrimonio pubblico e la corretta gestione dei tratti di litorale più pregevoli dal punto di vista ambientale e paesaggistico, della quale, recentemente, la Giunta regionale ha avviato la realizzazione con l?istituzione del Servizio della Conservatoria delle coste sarde.

Un ultimo aspetto, ma non di infima importanza: l'operazione di predisposizione della proposta di piano, effettuata all'interno degli uffici regionali, è costata circa 400 mila euro, mentre quella relativa ai vecchi 14 piani territoriali paesistici annullati perché illegittimi era costata circa 15 milioni di euro.

p. Gruppo d'Intervento Giuridico

e Amici della Terra


Stefano Deliperi

lunedì, dicembre 12, 2005

Gianni Loy smentisce le voci di ritiro

COMUNICATO STAMPA

In relazione alle indiscrezioni circa una mia ipotetica rinuncia alla candidatura alle primarie di Cagliari per l’affacciarsi di nuovi nomi, smentisco nella maniera più assoluta ogni eventualità del genere.

La mia candidatura è nata in maniera limpida e trasparente fuori da ogni gioco politico, già da diversi mesi, sulla base di una positiva esperienza elettorale nelle passate elezioni che ha raccolto una fetta significativa degli elettori del centro sinistra e sulla base di un forte impegno in consiglio comunale che ha tentato di opporsi alla devastante azione dell’attuale maggioranza.

E’ vero che esistono diverse interpretazioni delle Primarie. C’è chi, esplicitamente, ritiene nei fatti che i partiti debbano concordare su un nome “largamente condiviso” che verrebbe poi proposto agli elettori nelle primarie per una sorta di ratifica. E vi anche chi vede le Primarie come occasione di testimonianza del propria parte mediante la espressione di una sorta di candidato di bandiera.
Credo, invece, che le Primarie debbano costituire un metodo serio e democratico per la scelta del candidato sindaco. Ma per una scelta vera e non formale. Le primarie non sono perché i partiti ed i gruppi organizzati cerchino di imporre i loro accordi agli elettori ma al contrario, perché con un po’ più di umiltà, chiedano ai cittadini, anche indipendentemente dall’appartenenza al singolo gruppo, quale sia il candidato migliore per la dura sfida che, tra qualche mese, vedrà il Centro sinistra tentare di rovesciare l’attuale maggioranza.

La mia candidatura, con tutta la modestia ma anche la convinzione che la scelta politica richiede, offre agli elettori una delle possibili scelte. Occorre che al più presto siano presentate le altre, e che si avvii finalmente un grande dibattito pubblico capace di appassionare gli elettori del Centro sinistra ed attrarne di altri.

Mi aspetto ed auspico l’appoggio di singoli cittadini, di gruppi, ma spero anche che i partiti che condividono molte delle mie scelte ideali e concrete consentano ai loro elettori ed iscritti di esprimersi sulla base di condivisioni politiche e non di tattiche legate ad equilibri di potere.
Chiamatelo pure sogno o ingenuità, ma non è altro che la profonda e democratica funzione che le elezioni primarie di uno schieramento dovrebbero rappresentare.

La mia candidatura, pertanto, è più che mai solida ed il mio lavoro prosegue fuori dai balletti, dalle indiscrezioni e dai toto-pronostici, senza perdere di vista, neppure per un istante, che l’obbiettivo finale, quello che dovrebbe essere di tutti, è quello di riuscire a scegliere, con il contributo determinante degli elettori, ed aprendo così una lunga campagna elettorale, il miglior candidato possibile per la sfida di maggio..

domenica, dicembre 11, 2005

Aliga a Cagliari. Raccolta differenziata e salassi

Un distinto signore sta armeggiando in maniera sempre più concitata davanti ad alcuni cassonetti per rifiuti pieni oltre ogni immaginazione, inizia a "litigare" con sé stesso e ci scappa pure qualche colorita espressione in vernacolo cagliaritano’ motivo ? Sta cercando di cravare a viva forza una bacinella rotta di plastica dentro il foro rotondo di un cassonetto blù per la raccolta differenziata?

Una scena ormai comune sulle strade cittadine. Ed una riflessione quasi immediata: i cagliaritani hanno risposto generalmente abbastanza bene ad una raccolta differenziata dei rifiuti urbani organizzata e gestita, invece, assai male dall’Amministrazione comunale.

I toni quasi trionfalistici espressi nei giorni scorsi dall’Assessore comunale ai servizi tecnologici Giorgio Angius appaiono piuttosto fuori luogo: nel primo mese di raccolta differenziata è stato vantato il raggiungimento del 9 % di percentuale "differenziato", cioè nemmeno quel 10 % che il decreto legislativo n. 22/1997, il c. d. decreto Ronchi, prevedeva di raggiungere nel 2003’

E’ da quasi due mesi iniziata la raccolta differenziata dei rifiuti urbani a Cagliari e, in contemporanea, stanno arrivando ai cagliaritani le "bollette" per il servizio di smaltimento dei rifiuti con aumenti, rispetto all’anno scorso, in media del 10-20 %’’

Ma sta finalmente migliorando davvero la situazione della gestione dell’aliga ?

Non sembra si possa dare una risposta positiva.

Il 5 agosto scorso, dopo infinite proroghe del rapporto contrattuale precedente ed un lungo contenzioso giudiziario, il Comune di Cagliari ha aggiudicato l’appalto annuale per la raccolta differenziata dei rifiuti urbani all’A.T.I. composta dalle società De Vizia, Waste Management e Cooplat per un importo di ben 27 milioni di euro.

A partire dal 20 ottobre 2005 sono disseminate le vie cittadine di 2.500 contenitori (1.000 per i rifiuti indifferenziati, 600 per vetro ed alluminio, 600 per carta e cartone, 200 per la plastica), a Pirri, Genneruxi, Quartiere europeo, Baracca Manna e Mulinu Becciu ‘ in via sperimentale ‘ le singole famiglie (40 mila residenti) hanno le loro "bio-pattumiere" dove depositare la "frazione umida" dei rifiuti da loro prodotti (con raccolta almeno quattro volte alla settimana).

La raccolta dei rifiuti organici è partita a gennaio 2005 per 1.100 esercizi commerciali (600 ristoranti e bar, 500 negozi di frutta e verdura) e 1.500 negozi per gli imballaggi: dal 20 ottobre il loro numero dovrebbe essere raddoppiato.

Ma l’appalto annuale sarà, poi, la migliore soluzione ? Quale situazione si sta delineando ? Nessuna campagna informativa per i cittadini, ad esclusione di un opuscoletto in carta riciclata distribuito nelle cassette postali. La distribuzione iniziale non appare uniforme: le "isole ecologiche", dove vengono situati insieme i cassonetti per le varie tipologie di rifiuti (giallo per carta e cartone, azzurro per imballaggi di plastica, verde per vetro e lattine, grigio per gli "indifferenziati"), sono ancora molto poche. Per giunta s’è deciso di confondere i cittadini posizionando nelle strade dei cassonetti metallici di colore viola dall’ignota funzione e di dotare i cassonetti per la plastica di due soli "buchi" dal diametro contenuto.. dove entrano solo piccoli oggetti, a meno che, come il povero signore cagliaritano,non li si voglia cravare dentro a forza’ L’assessore Angius ha promesso un raddoppio dei cassonetti per la plastica ed un forte aumento di quelli per la carta, nonché un aumento del diametro dei fori. Vedremo che cosa ci si potrà buttare dentro...

Aumenterà anche la frequenza del ritiro dei rifiuti, oggi piuttosto scarsa. Finalmente inizierà la raccolta diretta della carta presso 200 "grandi utenze" (uffici, ecc.). Vedremo’.. Sembra, però, che il Comune di Cagliari voglia ancora fare i conti senza l’oste: oltre alle "furbate" degli anni scorsi quando di raccolta differenziata neppure se ne voleva sentir parlare, che finiranno per costare ai cagliaritani pesanti aumenti sulla "bolletta" dei rifiuti, continua ad ignorare le metodologie di alta efficienza della raccolta differenziata: continua, insomma, a voler privilegiare il cassonetto rispetto alla differenziazione attuata nelle singole case, il metodo che ha dato di gran lunga i migliori risultati, se accompagnato da una buona campagna di sensibilizzazione dei cittadini.

E le giustificazioni, secondo cui in nessuna medio-grande città è possibile la raccolta "porta a porta" non reggono: Reggio Emilia ha 155 mila residenti e raggiunge il 43 % annuo di raccolta differenziata dei "suoi" rifiuti, Padova ha 205 mila abitanti e raggiunge il 38 % annuo di raccolta differenziata, Perugia ha 162 mila abitanti e raggiunge il 31 % annuo di raccolta differenziata, Prato ha 180 mila abitanti e il 34 % annuo di raccolta differenziata, Firenze ha 367 mila abitanti e raggiunge il 29 % annuo di raccolta differenziata.

Purtroppo la situazione negativa non riguarda soltanto Cagliari: la gestione dei rifiuti urbani in Sardegna ha, nel corso degli ultimi vent’anni, provocato sempre maggiori problemi pur essendo la regione una delle meno popolate d’Italia.

I costi ambientali, sociali ed economici non sono mai stati accuratamente analizzati, quantificati e posti in evidenza.

Qualche "indizio" può essere tratto dagli inquinamenti di suoli ed acque determinato dalle discariche abusive, dalle proteste di vari comitati popolari contro discariche "legali" sempre più estese, dalle "tasche" dei cittadini progressivamente "svuotate" in misura maggiore dalle pubbliche amministrazioni per servizi, come quello della gestione dei rifiuti urbani, troppo spesso non all’altezza delle necessità.

Non solo delle "necessità" determinate dalle buone pratiche ambientali, ma con fin troppa frequenza delle "necessità" determinate dalla legge.

Il c. d. decreto Ronchi, il decreto legislativo n. 22/1997 e successive modifiche ed integrazioni è la fondamentale norma quadro vigente in Italia e recepisce le direttive comunitarie in materia di gestione dei rifiuti. Esso prevede, in linea generale, la gestione dei rifiuti urbani attraverso l’adozione di metodologie di raccolta differenziata, recupero, riciclaggio dei rifiuti. La discarica è la soluzione residuale, sito di conferimento di quanto non può esser più recuperato e riciclato. Oggi il decreto legislativo n. 36/2003 (attuativo della direttiva n. 1999/31/CE) stabilisce che i rifiuti possono esservi conferiti soltanto dopo trattamento (art. 7, comma 1°).

E nemmeno la realizzazione dei "termovalorizzatori" (in sostanza inceneritori con recupero energetico) è vista come la soluzione privilegiata. Il c. d. decreto Ronchi assegna, poi, specifiche competenze in materia a Stato, Regioni, Province e Comuni. In Sardegna è stato, finora, attuato ben poco correttamente, soprattutto per quanto riguarda la gestione dei rifiuti urbani. 878 mila tonnellate di rifiuti urbani prodotti ogni anno in Sardegna, 532 kg. per abitante.

Al 31 dicembre 2004 la percentuale di raccolta differenziata svolta dai Comuni sardi non superava il 5,3 % dei rifiuti prodotti annualmente nell’Isola (dati rapporto rifiuti 2005 di A.P.A.T. e Osservatorio nazionale rifiuti), mentre al 31 dicembre 2003 era al 5,8 % (dati Ass.to reg.le difesa ambiente, 2005), mentre al 31 dicembre 2000 era dell’1,7 %. Significa che in quattro anni il miglioramento è stato minimo.

La media nazionale di raccolta differenziata è del 21,5 %. Peggio della Sardegna è soltanto il Molise (3,6 %).

Irraggiungibile il Veneto con il 43,9 %.

Le "colpe" sono certamente della Regione autonoma della Sardegna, che per troppo tempo non ha svolto in modo incisivo il suo ruolo e ha dato fin troppo spazio ai "signori delle discariche", delle Province, che hanno mancato clamorosamente nei loro compiti di coordinamento e raccordo dei Comuni, ma, soprattutto, dei Comuni, in particolare i maggiori, che hanno scandalosamente omesso i loro doveri di assicurare una corretta gestione dei rifiuti.

Il piano regionale per la gestione dei rifiuti urbani (deliberazione Giunta regionale n. 57/2 del 17 dicembre 1998) probabilmente è da rivedere in alcuni punti, ma non si può negare che, se Cagliari, Sassari, Quartu S. Elena, Olbia, Oristano, Nuoro, Assemini e Macomer, i più popolosi Comuni isolani, svolgessero correttamente il servizio di raccolta differenziata, il problema della gestione dei rifiuti urbani sarebbe pressoché risolto in Sardegna.

In base al c. d. decreto Ronchi (art. 24 del decreto legislativo n. 22/1997 e successive modifiche ed integrazioni) doveva essere assicurata la raccolta differenziata di precise percentuali minime di rifiuti urbani entro ogni "ambito territoriale ottimale" (A.T.O., circoscrizione territoriale di uno o più Comuni dove razionalmente deve svolgersi la gestione dei rifiuti): il 15 % entro il 1999, il 25 % entro il 2001 e il 35 % entro il 2003. Pena il progressivo aumento del costo dello smaltimento dei rifiuti a carico dei Comuni, i quali ‘ ovviamente ‘ finiranno per far pagare le loro "colpe" ai singoli cittadini. Si deve, infatti, ricordare che il 31 dicembre 2005 scade l’ennesima proroga del termine (art. 11 del decreto-legge 30 giugno 2005, n. 115 convertito, con modificazioni, nella legge 17 agosto 2005, n. 168) per l’adeguamento alle prescrizioni del relativo quadro normativo. Si deve ricordare anche che ormai si è passati dal vecchio regime della "tassa" sui rifiuti a quello della "tariffa" per la gestione di essi, con l’intera sopportazione degli òneri economici per lo svolgimento del servizio.

Finalmente la Regione, dopo aver speso negli ultimi 5 anni ben 16 milioni di euro per promuovere la raccolta differenziata e conta di spenderne altri 60 nel prossimo futuro (sempre con co-finanziamento comunitario grazie ai fondi P.O.R. 2000-2006), sembra essersi ricordata di svolgere con la necessaria determinazione i propri compiti di programmazione e vigilanza: con la deliberazione Giunta regionale n. 34/14 del 19 luglio 2005 ha indicato agli Enti locali gli "indirizzi ai quali attenersi per lo smaltimento in discarica di rifiuti urbani trattati" e le ulteriori iniziative per incentivare la loro raccolta differenziata.

Ormai, inoltre, iniziano a circolare gli importi presuntivi delle sanzioni che la Regione andrà ad applicare a carico dei Comuni inadempienti in tema di raccolta differenziata dei rifiuti urbani: aumenti fra il 10 % ed il 30 % della tariffa prevista per lo smaltimento. Importi che giungono a milioni di euro per il Comune di Cagliari, importi che l’Amministrazione comunale finirà per scaricare sulle "bollette" dei cittadini. Proprio il Comune di Cagliari è uno dei maggiori "colpevoli" della cattiva situazione della gestione dei rifiuti urbani isolani. 270 tonnellate al giorno di àliga, 94 mila all’anno.

I conti sono presto fatti: per ogni tonnellata di rifiuti portati in discarica il Comune paga 108 euro, senza raccolta differenziata funzionante e con la penale del 10-30 % pagherà fra 118,80 e 140,40 euro. La sanzione, per le 94 mila tonnellate di rifiuti cagliaritani, sarà, quindi, fra 1.015.200 e 3.45.600 euro.

I cittadini cagliaritani ringrazieranno di sicuro. Già oggi pagano, in media, 157,32 euro all’anno per la tassa di smaltimento dei rifiuti, quinta città in Italia con un incremento del 68,7 % negli ultimi cinque anni (elaborazione C.G.I.A. su dati Ministero dell’interno, 2005): anche senza sanzione, andranno a pagare nel 2006 in media 190 euro.Il Comune di Cagliari sta facendo partire la raccolta differenziata sul proprio territorio soltanto ora, con il progetto SE.P.A.RA. (Servizio pubblico di assistenza alla raccolta differenziata). E’, quindi, inadempiente a termini di legge da otto anni. Ha finora dato da lavorare al termovalorizzatore della Tecnocasic s.p.a. di Macchiareddu e, soprattutto, ha fatto la felicità della mega-discarica della Ecoserdiana s.p.a. nel Parteolla. Più volte ampliata proprio per accogliere i rifiuti del capoluogo isolano fino a divenire uno dei più grandi "poli" dei rifiuti europei con milioni di metri cubi di volumetria complessiva, in una delle aree che vorrebbe essere di eccellenza per il settore agro-alimentare. Più recentemente si è rivolta anche alla discarica del Consorzio industriale di Villacidro. Recentemente l’Assessore regionale della difesa dell’ambiente Dessì ha ricordato che sussistono le prescrizioni della deliberazione Giunta regionale n. 34/14 del 19 luglio scorso e vanno rispettate: nel cassonetto ci si può buttar dentro di tutto e la differenziazione non può esser delegata alla buona volontà degli impianti Tecnocasic. Insomma, ancora una volta, i pesanti costi ambientali ed economici dell’insipienza del Comune di Cagliari dovranno pagarli il territorio ed i residenti. E se la sanzione fosse oggetto di accertamenti per eventuale danno erariale ?


p. Gruppo d’Intervento Giuridico
e Amici della Terra
Stefano Deliperi